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CENTRO TURISTICO: VIA FERRAGLIE ARRUGGINITE E MARKETING FANTASMA?
stampa pagina 27 ottobre 2017
Il Centro turistico del Gran Sasso deve rielaborare ed integrare il business plan 2014/2018 e realizzare investimenti che portino reddito. Questo scrive il Collegio sindacale, ma rimodulare dovrebbe significare anche togliere dai 20milioni di euro totali, i fallimenti.
A giugno Cialente ha girato alla spa 7milioni 565mila euro per cominciare ad investire, che sono stati erosi non solo dai prelievi per le spese ordinarie, ma anche da una serie di follie da cancellare come lo snowpark e tubing ad esempio: 350mila euro per quattro ferraglie arrugginite?
Che cos’è poi “downhill e percorso gran fondo in quota”? E a chi andranno i 200mila euro previsti?
Ed ancora riguardo i 100mila euro inseriti nel business plan per il “marketing istituzionale”: a chi è già stata garantita e contrattualizzata la metà, cioè 50mila euro? Con quale avviso pubblico?
La proprietà deve risanare solo i debiti e gli aquilani devono solo guardare mentre si dilapidano milioni di euro?
Davvero l’amministratore Giuliani ha fatto tutto in maniera autonoma? Assunzioni e consulenze contro gli indirizzi del Comune? Pare altamente improbabile considerando le manie accentratrici dell’ex sindaco Cialente. Che peraltro stornò “momentaneamente” 1milione e 600mila euro dai Fondi Cipe destinati al Gran Sasso, ad inizio 2016, destinandolo con una “semplice” delibera di Giunta al “Progetto speciale per il rafforzamento delle attività nella città dell’Aquila” e per consentire le attività culturali in programma per il 2015, “senza imbattersi in situazioni di deficit”.
Quei soldi non sono stati mai reintegrati eppure erano anch’essi vincolati agli investimenti.
Il milione e 450mila euro che a fine anno il Consiglio ha destinato al Ctgs, per il debito con Banca Intesa, è legato ad un piano di risanamento in base al quale Giuliani ragionò su alcuni risparmi nei costi e guadagni che non si sono mai verificati. Assicurò che avrebbe chiuso il 2017, con una stagione buona, con 300mila euro di utile, invece i revisori hanno ieri certificato un debito, già al 30 settembre, di mezzo milione di euro.
I buchi ed il rosso spuntano dovunque, peraltro il milione 450mila euro piovuto dal Comune chiuse il mutuo e tolse le ipoteche gravanti sugli immobili, ma il resto? I fornitori, la proprietà, tasse e tributi chi pagherà?
La società è fallita, quel contributo straordinario doveva servire ad evitare di portare i libri in tribunale ma è evidente che il piano di risanamento, che poi il Comune stesso inviò alla Corte dei Conti, è fallito: chi ne prende atto?
Secondo l’avvocato de Nardis, ieri, in quinta commissione, la sua nomina temporanea a capo del Ctgs serve “ad esercitare dall’interno fasi di controllo non agevolate dall’esterno, cioè alla proprietà” il che vuole dire che la dirigenza, che deve controllare, poco ha potuto in questi anni rispetto allo strapotere della politica che ha fatto come gli è parso e piaciuto. E’ tempo di verità, speriamo solo che arrivi.
Alessandra Cococcetta
Il pungiglione
Taccuino
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