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UN ALTRO INVERNO AL PROGETTO CASE SENZA UN BAR, UN’EDICOLA O UN ALIMENTARI…
stampa pagina 2 novembre 2017
19 quartieri dormitorio dove quando fa notte in fretta, il tempo non passa più soprattutto per gli anziani. Che anche fosse avessero il trasporto pubblico al top, a una certa età, sradicati dalle loro case e senza una città, diventa sempre più difficile vivere. Avviciniamo il nono anno dal sisma e in queste zone c’è il deserto, neanche un bar, un’edicola, un fornaio o un alimentari di quel tipo dove una chiacchiera si scambiava sempre volentieri.
Ci chiediamo che fine abbiano fatto ormai, a distanza di qualche anno, le 43 proposte pervenute al servizio pianificazione del Comune dell’Aquila, tante sono state, in risposta all’Avviso per verificare l’interesse ad insediare nelle aree a servizio dei quartieri, il 25% di ogni superficie C.a.s.e., a parte Paganica dove la disponibilità si riduce al 15%, attività culturali, commerciali o sportive: il che non doveva voler dire dare la sede a pochi soldi ad associazioni che lì hanno solo la reperibilità, avrebbe dovuto significare al contrario apertura ai quartieri, proposte aggregative e di sostegno alla comunità che si è ritrovata in alloggi estranei, ma nulla di tutto ciò si è verificato.
C’era stato uno studio di fattibilità redatto dall’Università Federico II di Napoli, con cui l’amministrazione firmò un protocollo d’intesa, “per piani di assetto urbano orientati alla ripresa socio economica del territorio”.
Le esigenze erano state stilate dal settore Pianificazione con la partecipazione delle vecchie circoscrizioni e così l’ateneo partenopeo predispose un masterplan urbanistico. A seguito degli avvisi pubblici arrivarono 43 richieste di localizzazione, siamo nel 2013, con la possibilità di restare insediati per vent’anni, ma su quelle domande resta incisa la dicitura ufficiale “è attualmente in fase di definizione una prima ipotesi d’assegnazione” e non se n’è saputo più nulla.
La gente sfollata per lo più dal centro e dai centri storici dei borghi in lande periferiche senza nulla, chiede ancora luoghi di aggregazione, un macellaio, un fruttivendolo e comunque posti dove ritrovare un minimo di vita, visto che la grande distribuzione si trova a chilometri di distanza. L’accordo per fare mercati rionali con gli ambulanti non fu mai raggiunto, per cui l’alternativa al nulla è ancor oggi il nulla. Intanto gli anni passano, ci si ritrova sulle panche di legno tra le erbacce dei quartieri mal curati e bene che andrà bisognerà tornare in un centro storico o in quelli delle frazioni, completamente abbandonati o che rinascono a macchia di leopardo.
Ormai non siamo né carne, né pesce, abbiamo così raccolto l’impegno prioritario dell’assessore alla pianificazione, Luigi D’Eramo, a portare alla prossima riunione con i colleghi Liris e Mannetti, insieme al sindaco Biondi, la possibilità di insediare in questi luoghi abbandonati un minimo di vita. Sono passati quasi dieci anni.
Alessandra Cococcetta
Il pungiglione
Taccuino
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