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Ambiente

GRAN SASSO, MANIFESTAZIONE ACQUA TRASPARENTE SABATO PROSSIMO A TERAMO


stampa pagina 4 novembre 2017

Gran Sasso

E' stata presentata oggi a Pescara nel corso di una conferenza stampa regionale, la Manifestazione per l’Acqua Trasparente che si terrà sabato prossimo a Teramo. Punto di ritrovo alle ore 15 in viale Mazzini presso i “Giardini Carino Gambacorta” (noti come i “Tigli”).
La manifestazione è stata organizzata dall’Osservatorio Indipendente per l’Acqua del Gran Sasso e dalle associazioni WWF, Legambiente, Mountain Wilderness, ARCI, ProNatura, Cittadinanzattiva, Guardie Ambientali d’Italia, FIAB, CAI, Italia Nostra e FAI.
“Abbiamo scelto di presentare la Manifestazione a Pescara con una conferenza stampa regionale perché la messa in sicurezza dell’acqua del Gran Sasso è un problema di tutto l’Abruzzo” hanno evidenziato i rappresentanti dell’Osservatorio. “L’acquifero del Gran Sasso fornisce acqua a circa 700.000 abruzzesi nelle province di Teramo, L’Aquila e Pescara. La sua messa in sicurezza è fondamentale per oltre metà degli abitanti di questa regione ed è importante che in tanti sabato prossimo partecipino alla manifestazione per far sentire la propria voce e chiedere sicurezza e trasparenza. Come riportato nel nostro appello, questa manifestazione è stata organizzata come momento importante di un percorso portato avanti dall’Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso nei mesi successivi all’incidente dell’8 maggio scorso. Ed è stata organizzata oggi per pretendere una svolta nella gestione di questa annosa vertenza”.


Chi manifesterà a Teramo sabato 11 prossimo chiederà:

 


Trasparenza e partecipazione. Finora tutta la vicenda dell’acqua del Gran Sasso è stata caratterizzata da mancanza di informazione e di partecipazione. I cittadini hanno il diritto di sapere cosa succede all’acqua che arriva nelle loro case e all’ambiente in cui vivono.


Sicurezza per l’acqua. La consapevolezza dell’interferenza tra acquifero/autostrada/laboratori deve spingere ad atti concreti per mettere finalmente in sicurezza l’acquifero del Gran Sasso. Dopo gli oltre 80 milioni spesi dalla gestione commissariale, centinaia di migliaia di cittadini hanno potuto verificare che la sicurezza ad oggi non è affatto garantita. È il momento di affrontare una volta per tutte il problema e adottare soluzioni efficaci che mettano al primo posto la tutela della salute e dell’ambiente.


Azzeramento del rischio. In attesa della soluzione definitiva è però necessario azzerare il rischio di incidenti. Vanno aumentate la qualità e la quantità dei controlli, ma soprattutto, in presenza di una conclamata interferenza non si può continuare a mantenere e aumentare il carico di materiale pericoloso, men che meno radioattivo, fatto transitare, immagazzinato e utilizzato sotto il Gran Sasso.

 


L’acqua è il bene più prezioso per la nostra vita: dalla sua disponibilità e qualità dipendono l’ambiente e la natura in cui viviamo, ma anche l’economia del nostro territorio.


Dal massiccio del Gran Sasso ricevono acqua di alta qualità le popolazioni di tre province abruzzesi (Teramo, L’Aquila e Pescara). Questa montagna, oggi Parco nazionale, ospita al suo interno i Laboratori dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e le gallerie dell’autostrada A24 Teramo-Roma. La realizzazione di queste opere ha comportato, oltre alla morte di 11 operai durante i lavori, l’abbassamento della falda di circa 600 metri con gravi conseguenze su tutto il sistema idrogeologico abruzzese. La convivenza di queste infrastrutture con le prese di captazione per l’approvvigionamento idrico destinato al consumo umano è costellato di piccoli e grandi incidenti, l’ultimo dei quali, a maggio 2017, ha comportato l’interruzione della distribuzione di acqua in buona parte della provincia di Teramo.


Grazie alle battaglie delle associazioni ambientaliste e delle comunità locali contro il terzo traforo e l’ampliamento dei Laboratori del Gran Sasso, si è potuto conoscere una preoccupante verità: l’approvvigionamento idrico di 700.000 abruzzesi dipende da un acquifero a contatto del quale sono state costruite due fonti potenzialmente inquinanti come i Laboratori dell’INFN e le gallerie autostradali.

Siamo consapevoli dell’importanza dei collegamenti autostradali e della ricerca scientifica, ma la tutela dell’acqua, la salute delle popolazioni e la salvaguardia dell’ambiente vengono prima di tutto. Non è l’acqua ad essere “ospite sgradito” della montagna e non possono essere i cittadini e l’ambiente a pagare un conto salatissimo in termini socio-sanitari e ambientali!

 

La mancanza di informazioni e di strumenti di reale partecipazione in tutta questa vicenda è mortificante per i cittadini, ma anche per gli stessi Enti che si sono rifiutati, a partire dalla Regione, di aprire il tavolo tecnico sulla sicurezza dell’acquifero del Gran Sasso alla partecipazione di associazioni riconosciute dalla legge italiana come portatrici di interessi collettivi e diffusi garantiti dalla Costituzione. Informare preventivamente i cittadini e non costringerli a rincorrere le notizie è un atto dovuto, non è una concessione!

 

 

Sono trascorsi più di 15 anni da quando le associazioni ambientaliste portarono a conoscenza degli abruzzesi una verità da sempre tenuta nascosta: l’interferenza tra acquifero/autostrada/laboratori. In questi anni si sono spesi tanti soldi (più di 80 milioni di euro), ma il problema non è stato risolto. Ad oggi, pur in presenza di qualche passo in avanti nelle dichiarazioni di principio per la prevenzione di incidenti, non è stata avviata un’azione reale per la sicurezza. È il momento di mettere in campo le energie migliori e i fondi necessari per definire cosa deve essere fatto per garantire l’acqua del Gran Sasso a questa e alle future generazioni.

 

Nella consapevolezza che la soluzione definitiva alla messa in sicurezza dell’acquifero non potrà essere immediata e richiederà forti investimenti, è necessario che si azzeri il rischio di incidente. Vanno aumentate la qualità e la quantità dei controlli, ma soprattutto, in presenza di una pericolosa interferenza, come finalmente ammettono le stesse Istituzioni, è impensabile continuare a mantenere e aumentare il carico di materiale pericoloso, men che meno radioattivo, fatto transitare, immagazzinato e utilizzato sotto il Gran Sasso: sono gli altri usi della montagna che devono adeguarsi alle esigenze dell’acquifero e non viceversa!

 

 




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