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La città ad occhi aperti. Demografia e socialità, un territorio in transizione

ARTICOLO UNO-MDP: STRANIERI TRIPLICATI MENTRE GLI AQUILANI INVECCHIANO


stampa pagina 10 novembre 2017

Lavoratori Edili

La comunità aquilana invecchia e non fa figli, al contrario famiglie in particolar modo rumene, macedoni ed albanesi hanno scelto di vivere stabilmente all’Aquila, sono ormai radicate ed attive, cioè giovani e lavoratrici ed il capoluogo non può che farci i conti. Anche con il fatto che ha perso lavoro di qualità, guadagnando quelli più umili, ed è un sicuro dato della società che è cambiata. L’indagine è stata elaborata da Franco Colonna ed illustrata nel corso di un convegno all’Aquila organizzato da Articolo uno – Mdp L’Aquila, dal titolo “La città ad occhi aperti. Demografia e socialità, un territorio in transizione”.
Con i lavori introdotti e coordinati rispettivamente da Luca D’Innocenzo e Fabio Ranieri e gli interventi del capogruppo Giustino Masciocco, della psicologa Ilaria Carosi, del docente di Pedagogia interculturale, Alessandro Vaccarelli, del segretario provinciale Cgil, Umberto Trasatti, con i relatori Alberto Bazzucchi del Cresa e Lina Calandra, docente di Geografia all’Università dell’Aquila.
Un’analisi dei residenti della società che è cambiata, per età e nazionalità, così da offrire all’amministrazione attiva ed al sindaco Pierluigi Biondi, presente al confronto, un supporto per focalizzare le politiche sociali utili alla rinascita.
Anche se per il primo cittadino “non bisogna subire i dati, ma piuttosto governarli”, alludendo al fatto che L’Aquila possa invece diventare un modello attrattivo per giovani laureati, perché si sperimenta innovazione.
Il dato indagato va dal 2001 al 2016, suddiviso in due parti, otto anni ognuna, prima del sisma e dopo il sisma. Chiave di lettura è l’incremento degli stranieri più che triplicati nel 2016, sono infatti 5.199 unità, il 7.5% della popolazione, rispetto al 2001, quando erano solo il 2.3%. Ed è grazie a loro che nel 2016 il decremento demografico, pare rallentare.
La nostra popolazione invecchia i residenti hanno oltre 50 anni, un terzo degli aquilani ha più di 70 anni e tra questi il 47.8% ha tra gli 80 ed i 90 anni, mentre diminuiscono i giovani tra i 15 ed i 39 anni.
Perdiamo 2mila giovani tra i 19 ed i 26 anni, anche bimbi (-711) ma guadagniamo bimbi stranieri (+633) il che secondo i dati, estrapolati dall’anagrafe e dai residenti, ha salvato il sistema scuola, altrimenti tra materna e primaria avremmo perso 25 classi scolastiche.
Ci sposiamo sempre più tardi, non facciamo figli ed invecchiamo mentre sale l’aspettativa di vita, d’altra parte famiglie soprattutto rumene, macedoni ed albanesi hanno scelto di vivere qui, hanno un’età compresa tra i 26 ed i 65 anni, non impatteranno sulla popolazione anziana per i prossimi 15 anni ed è con questa compagine attiva che dobbiamo fare i conti per rinascere, noi siamo vecchi oppure ce ne andiamo. I 5.199 residenti stranieri nuovi vivono per lo più nelle periferie urbane, d’altra parte il centro storico ha perso dal sisma 1.850 residenti, fino ad allora erano comunque ultraottantenni, anche le periferie perdono residenti ma incrementano stranieri, tra il 10 ed il 15% tra Paganica, Roio e Preturo.
Perdiamo residenti e studenti, in particolar modo greci, scesi da 351 nel 2008, a 104 nel 2016. Tra il 2009 ed il 2015, L’Aquila ha perso 1000 residenti e Pescara ne ha guadagnati 2000, fino al 2008 il capoluogo ne aveva incrementati 3000 e Pescara solo poche centinaia. Dai 72.051mila residenti del 2008, il top, nel 2016 ne abbiamo 70mila, di cui 64.088 mila italiani, circa 4mila persi dal 2008 e di fatto rimpiazzati e superati dagli oltre 5mila stranieri.
E’ una popolazione che cambia è il territorio che è cambiato e dovrebbe fare i conti anche con i Comuni limitrofi. Articolo uno consiglia di istituire un Osservatorio demografico, ed il contributo offerto è di valore, secondo Biondi sono dati da aggregare ad altri dati per condividere politiche pubbliche tutte da impostare.

 


Alessandra Cococcetta




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