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Politica

PD ABRUZZESE, MAI PENSATO DI PORTARE IL CAPOLUOGO A PESCARA


stampa pagina 15 novembre 2017

Conferenza Stampa Pd

“Il Partito Democratico abruzzese non ha mai pensato di portare il capoluogo a Pescara, non se ne è mai discusso e non c'è alcuna proposta del Pd a riguardo”, lo ha detto il Segretario regionale del Pd Marco Rapino aprendo la conferenza stampa che si è tenuta dopo le dichiarazioni di alcuni esponenti locali del partito e del capogruppo di Forza Italia Lorenzo Sospiri, sul progetto di legge sulla Nuova Pescara e sull'ipotesi di spostamento del capoluogo dall’Aquila alla città adriatica.
Per Rapino, si legge in una nota stampa, “è anche controproducente parlarne, la Nuova Pescara non ha nulla a che vedere con il capoluogo di Regione. Si tratta di un percorso deciso attraverso un referendum e non si vuole costruire una nuova città per ridisegnare l’Abruzzo. La questione istituzionale non c’entra: vogliamo mettere a sistema le potenzialità e immaginare la nostra regione da qui a venti anni, la vogliamo più unita e non a due velocità”.
Sulla questione che riguarda le posizioni interne al Pd, il segretario ha detto che “il nostro è un partito plurale, ma per noi occorre riportare da subito il dibattito sui binari giusti, su quelle che saranno le potenzialità della nuova città e sulle funzioni strategiche del capoluogo L’Aquila”.
Per il segretario del Pd aquilano Stefano Albano, quelli che hanno dato il via a polemiche e contrasti “non hanno senso di responsabilità nei confronti dell’Abruzzo. Il nostro è un disegno strategico: ogni territorio deve avere un ruolo da mettere a sistema e a disposizione dello sviluppo regionale. Pescara consolida il suo ruolo di polo economico, L’Aquila deve essere quello amministrativo e culturale ma non in un’ottica da ‘dentro le mura’: sono vocazioni che vanno a beneficio di tutta la regione. Dal punto di visto politico, mi sembra che oggi e nei giorni scorsi il Pd abbia risposto in modo chiaro e unitario. Piuttosto esiste un grande tema che riguarda il centrodestra, con uno dei vertici di Forza Italia, il capogruppo in Consiglio regionale, che dice che il capoluogo deve andare a Pescara”.
Il segretario del Pd della provincia dell’Aquila Francesco Piacente ha detto che “non esiste per il nostro partito la questione dello spostamento del capoluogo. Mi sembra significativo invece che in Forza Italia ci sia uno scontro sul tema tra il coordinatore regionale e il capogruppo in Consiglio regionale: lo risolvano”. 
Per il capogruppo del Pd in Consiglio regionale, Sandro Mariani, “si tratta di una discussione senza senso che nasce da esigenze di posizionamento personale”, mentre il capogruppo del Pd in Consiglio comunale all’Aquila, Stefano Palumbo, ha auspicato che almeno sulla scorta di essa “si possa riaprire la discussione sulla strategia di sviluppo del territorio abruzzese, tanto più importante in una fase storica caratterizzata da sfide di livello globale, e dispiace che il sindaco dell’Aquila abbia voluto sottolineare strumentalmente solo le presunte divisioni del Pd”.
Il consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci ritiene che “da parte del Pd ci sia stato un segnale inequivocabile, mentre dall’altra parte sono emerse tutte le contraddizioni. In ogni caso era necessaria una risposta forte, quando gli incendi vengono appiccati non si sa mai come va a finire. La mia richiesta di dimissioni di Cantagallo e Cuzzi resta in campo, la comunità aquilana si è sentita umiliata: è più importante di prima a questo punto l’approvazione della legge su L’Aquila capoluogo”. Il segretario Marco Rapino ha dichiarato l'assenza di presupposti politici e regolamentari in merito ad eventuali provvedimenti da parte del partito nei confronti di Cuzzi e Cantagallo, ritenendo al contrario una priorità, la legge su L'Aquila capoluogo.
L’ex sindaco dell’Aquila Massimo Cialente ha parlato di “una polemica che ha toccato un nervo scoperto nella nostra regione e all’Aquila, il campanilismo è da sempre il rifugio dei politici incapaci. Mi preoccupa il salto qualitativo che è arrivato dal centrodestra con la dichiarazione di Sospiri, e dimostra la povertà della classe dirigente politica della nostra regione”. Sono intervenuti in conferenza stampa anche Maurizio Di Nicola, presidente della Commissione Bilancio del Consiglio regionale per ribadire che il percorso della nuova Pescara non riguarda la messa in discussione del capoluogo ma dare seguito a un importante referendum popolare con la costruzione di una nuova città, il presidente del Consiglio regionale Giuseppe Di Pangrazio per ribadire che la questione dello spostamento del capoluogo non è stata mai nell’agenda politica e istituzionale del Consiglio, quanto piuttosto una dimensione che riguarda il ruolo dell’Abruzzo nella Macroregione e i rapporti dell’esterno, a cominciare dalla sponda balcanica e l’assessore regionale alla Sanità, Silvio Paolucci, per confermare tra le altre cose la tempistica rispettata per il percorso d'istituzione del Dea di secondo livello L’Aquila – Teramo.

 



Ranieri M5S: “Pescara capoluogo? Sarebbe meglio pensare a cose più serie”


“Aprire un dibattito sul capoluogo Pescara o L’Aquila è inutile. Una polemica che si accende su sterili questioni di campanile e sciocche prese di posizione”. Una denuncia più che un commento quello del consigliere, attuale capogruppo, del M5S sulle dichiarazioni di oggi in merito alla proposta di spostamento del capoluogo di regione, dall’Aquila a Pescara, venuta da più voci politiche, “prova questa” secondo il consigliere “che non esiste discontinuità tra destra e sinistra quando c’è di mezzo un tornaconto elettorale. La regione Abruzzo ha problemi troppi seri da affrontare per litigare su questioni senza fondamento, che hanno come unico comunque denominatore una visione personalistica delle istituzioni” conclude Ranieri “e questo senza considerare la mole enorme di inefficienze sprechi e nuovi costi che simili scelte potrebbero comportare”.

 


Provincia L’Aquila: "Bisogna recuperare fiducia tra municipalità"


Viviamo nel tempo della globalizzazione, dell’accettata idea di ordinare le risorse del territorio affinché siano fruibili in rete, parliamo di sistemi, progetti aggreganti e condivisi per superare le difficoltà di un mercato sempre più competitivo, offrendo la qualità delle nostre migliori risorse e tipicità, uno impegno che ha visto unita la politica e la migliore imprenditorialità promuovere l’identità e il brand Abruzzo nel mondo; poi arrivano politici che improvvisamente vorrebbero portarci indietro di cinquanta anni, demolire un percorso di idee iniziato dai politici del dopoguerra che hanno intuito la necessità di aggregare le aree interne con quelle costiere, attraverso un ordine di omogeneità che avrebbe consentito all’intera regione di essere più forte e coesa. 
La posizione di questa Provincia non scaturisce da un automatico campanilismo di difesa, che annullerebbe il pensiero fino a questo momento espresso, ma dalla semplice necessità di condividere con la politica pescarese priorità e necessità che la gente è costretta ad affrontare quotidianamente. Sradicare dalla sede naturale l’identità più originale è autentica della Regione Abruzzo, luogo che conserva inalterata la radice storico culturale della nostra terra, significa dividere e isolare popolazioni ed economia di un’intera regione, con contraccolpi imprevedibilie inimmaginabili. Va pure sottolineato che nel tempo si è generato un dualismo tra L’aquila e Pescara che si è tramutato in una fatua rivalità, se pensiamo che, oggettivamente, tutte le decisioni più importanti che riguardano questa regione, ma anche lo stesso capoluogo, provengono da una più che acclarata rappresentanza costiera, accettando di fatto il ruolo di centro decisionale che Pescara ha assunto. Di converso, ponendo in disparte l’orgoglio di avere una città tra le più belle d’Italia e che ha avuto l’onore di ospitare il G8, crediamo sia opportuno evidenziare losfaldamento di una coesione del territorio, che si è registrato con l’autodifesa della Città dell’Aquila, sostenuta con un profondo sentimento di appartenenza della classe politica aquilana, alla quale ha fatto da contraltare il silenzio serbato dai vari ambiti sui quali si articola il territorio regionale e provinciale. In altri termini il dedotto atteggiamento passivo cela evidentemente una sostanziale distanza tra il capoluogo e il territorio regionale, che impone la necessità recuperare un rapporto di fiducia tra la città dell’Aquila e le altre municipalità. Crediamo che sia opportuno evidenziare anche la difficoltà che questi territori hanno dovuto affrontare, per calamità e sciagure occorse negli ultimi anni, azioni che azzardano l’idea di una disattenzione in un momento in cui il capoluogo, orgogliosamente e faticosamente, cerca di risollevarsi. Abbiamo il dovere di riflettere e pensare diversamente la politica auspicando, per il futuro, un profondo senso di responsabilità e unitarietà.




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