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CONTRO LE ZINGARATE PESCARESI: FORZA ARISCHIA!
stampa pagina 17 novembre 2017
Il momento alto e sublime dell’unità civica contro le zingarate pescaresi sul capoluogo di Regione, s’è infranto contro il nostro dna. Siamo ormai un buco di città ma dalla storia millenaria, talmente millenaria che alcuni teatrini ricordano quei signorotti, villani?, che per un campetto del paese e per riportare proprio in paese il risultato di aver liquidato ed espropriato la terra a religiosi per farne impianti sportivi, magari per le frazioni di Arischia e di Pianola, sfiorerebbero perfino la rissa.
Lo “iamo fore” assolutamente inquietante, vista la mattinata alta in cui unanime, l’Aula, aveva rivendicato il capoluogo di Regione. E così Fabrizio Taranta, di Arischia, solo perché il presidente del Consiglio Tinari lo ha richiamato nella dichiarazione di voto ad attenersi all’argomento, piuttosto che perdersi in scenette da propaganda stantia, l’ha presa malissimo.
E con lui i salviniani che avrebbero sfidato a brutto muso, nei corridoi, proprio Tinari.
Sarebbe questo il duello tra galantuomini all’alba a cui alludeva stamattina Biondi? Sicuramente il suo voleva essere un intento alto, ma non la pensa così una buona fetta di Consiglio che ha vinto e che deve portare il risultato a casa, in paese, altrimenti sono voti che prendono altre vie e non vorremmo che proprio i tanti giovani eletti, la speranza di una città, facciano la fine che fanno da decenni in questo Consiglio con la politica della fontanella, del campetto, della panchina, quando fuori c’è una città da ricostruire, che ambisce a superare anche Pescara che d’altra parte, come visione, ci ha doppiato da decenni.
C’è sul tavolo ancora la quadra delle presidenze nelle società partecipate, c’è ancora da capire a chi tocca cosa e mentre Biondi tenta la via della superiorità culturale, la sua maggioranza lo afferra per le caviglie e lo trascina verso un fondo piccolo di cui tanti aquilani, che alla città territorio guardano come unico futuro possibile, farebbero a meno.
Alla fine le due delibere sono state ritirate perché ancora non è chiaro se i religiosi, la parrocchia di Pianola e l’Istituto diocesano per Arischia, siano stati liquidati in questi anni o no. Il dirigente alle finanze Giannangeli, interpellato, ha solo raccolto tutti i pagamenti d’interesse, dal 1961 al 2016, e li ha passati al collega Nardis, uscendone snello ed agile come solo a lui riesce rispetto alle paludi in cui mestano sovente certi quadri. Dirigenziali, non antichi.
Infine il Progetto case e l’assegnazione degli alloggi su cui torneremo, un immenso patrimonio immobiliare parte del quale deperirà, ma in una buona parte no, che avrebbe bisogno di ben altro respiro, invece è solo carne viva da macello elettorale per cui le case dell’emergenza sono ormai alloggi per chi non ha la casa, assolvendo per lo più al bisogno sociale che diventa fine elettorale. L’unica differenza è se la risposta al bisogno va tarata su un elettorato di sinistra oppure di destra, mentre la città continua a regredire e probabilmente torneremo ad essere embrione anzi no, seme che vaga in un universo dove nel frattempo Pescara, che rugge, e non solo Pescara, neanche ci avvisterà più nell’etere.
La seduta s’è sciolta per mancanza del numero legale, perché pare, Tinari, non si sia scusato pubblicamente con Taranta. Se questo è il quadro, non resta che sperare che i pescaresi vengano stanotte stessa a prendersi il capoluogo, per incapacità manifesta. Forza Arischia, Forza Pianola!
Alessandra Cococcetta
Il pungiglione
Taccuino
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