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SERVIZI, COMMERCIO E RISTORI: IL PIANTO FRUTTA NEI GIORNI FERIALI
stampa pagina 2 gennaio 2018
L’Aquila vuole sempre tutto con il minimo sforzo. Così la gran parte degli esercenti e commercianti si lamenta, chiede sgravi e contributi, ma poi ad aprire nei festivi sono i soliti eroi dei due bar in centro storico, Nurzia e il Bar del Corso, e Peppe della Luna.
Non ci si può strappare le vesti per il resto dell’anno e chiedere incentivi e sgravi, a proposito è un’intera città che comincia a soffrire di brutto e non solo gli esercenti, per poi chiudere bottega nei giorni più sacrificati.
Continuiamo a vedere che la piazza principale è ormai all’Aquilone o al Globo, perché in centro storico c’è troppo poco e quel poco che c’è, nei giorni di festa, quando anche chi lavora può andare, ha le saracinesche abbassate. E non vogliamo credere che soprattutto i ristori che si riempiono le tasche ed il portafogli con gli operai ed i cantieri aperti nei giorni feriali, quando arriva la festa non aprono perché tanto gli affari non si fanno.
Tutto chiuso anche sul Gran Sasso, qualcosa di vivo in periferia come il bar Gallucci all’Amiternum, unico a fare le colazioni ieri mattina, c’era infatti la fila, ci ha raccontato il gestore.
La Sovrintendenza ha fatto sapere gli orari di apertura dei musei nelle festività, includendo la Basilica di San Bernardino, ma non sappiamo se quella di Collemaggio farà la stessa cosa: che offerta turistica può essere questa?
Le associazioni di categoria dovrebbero cambiare ottica con nuovi orari, nuove aperture ed offerte nei giorni di festa in grado di servire un centro storico speciale dove non vivono uffici, banche e cittadini giorno e notte. Si adoperino per garantire servizi soprattutto in questi giorni, quando la città ed il Gran Sasso sono mete turistiche naturali, perché se continuiamo ad offrire il nulla, il nulla continueremo ad avere ed è emblematico il servizio del Tg3 regionale di oggi, per cui a sentire turisti lombardi rimanere di sasso alla vista dell’abbandono dell’Appennino centrale, c’è solo da sotterrarsi.
L’Aquila rinasce dalle carte che saprà giocarsi nel breve periodo, cioè nelle festività, quando italiani e stranieri, pendolari e natii del capoluogo che tornano a casa vorrebbero raccontare di una città che ce la vuol fare, invogliando altra gente a venire, ma senza servizi, bar e ristoranti aperti, compresi i negozi, o informazioni vive sullo stato dell’arte del patrimonio, pubblico e privato da ricostruire, inventando anche tour a riguardo, chi andrà via avrà davvero poco da condividere. L’amministrazione civica faccia in modo che servizi pubblici come bagni, bus o tour e visite guidate, e perfino l’inarrivabile collegamento con il Terminal, il cui bar è naturalmente chiuso in questi giorni, diventino realtà, si adoperi per un minimo di offerta sul Gran Sasso, dopodiché potrà ragionare di turismo e di qualità, quella che è mancata anche nelle festività, ricordando che siamo un capoluogo di Regione e che sono passati nove anni dal sisma. Non un giorno.
Alessandra Cococcetta
Il pungiglione
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