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Politica

COALIZIONI A QUATTRO GAMBE: LISTE E CANDIDATI SENZA IDENTITA’


stampa pagina 29 gennaio 2018

Elezioni 2018

Nel pentolone mal amalgamato dei candidati alle elezioni politiche del 4 marzo prossimo c’è di tutto. Una legge, il Rosatellum, strappata con otto voti di fiducia ed il patto d’acciaio di quattro forze politiche: Partito democratico, Forza Italia, Alterativa popolare, i cui sopravvissuti sono o col Pd o col centro destra, e Lega.
Forze che si sono poi accocchiate a palazzo per far in modo comunque di vincere, grazie ad una legge mista, maggioritaria e proporzionale, che non pone veti sui programmi, per cui nulla in comune, e nessun obbligo a restare con gli alleati elettorali.
Dunque se nessuna formazione otterrà il 40 42%, si riapriranno le danze per gli inciuci a seconda della legge che servirà, larghe intese a cui comincia ad aprire le orecchie il 5Stelle ed altri cinque anni di precipizio a tangentopoli diffusa, secondo Peter Gomez, che cita un codicillo del Rosatellum che non obbliga a rendere pubblici i finanziamenti ai partiti.
Si sono sistemati in modo da polverizzare elettorato e territori che avrebbero dovuto esprimere nomi e competenze, con l’illusione per cui mettendo (loro) i nomi, cioè li troveremo sulla scheda, potremo anche sceglierli.
E chi sa quante schede nulle, visto che se l’elettore provasse a mettere la croce sui nomi dei listini bloccati sarebbe nulla. Infatti si può votare il simbolo ed il voto andrà al candidato dell’uninominale oppure al candidato stesso ed il voto sarà spalmato proporzionalmente sulle liste di coalizione. Lì che si conterà la forza ed il peso di ogni partito: nei listini bloccati trainati dal simbolo. Che succederà all’Aquila?
Nei partiti più di peso abbiamo identici capilista all’interno della coalizione: quindi nel centro sinistra, alla Camera, la marsicana Lorenza Panei (Pd) e al Senato Massimo Cialente; nel centro destra, alla Camera, l’imprenditore pescarese, non proprio lontano da Renzi, Antonio Martino; ed al Senato il catapultato Gaetano Quagliariello. Stessi capilista per tutti i partiti in ognuna delle coalizioni a quattro gambe, almeno a calcolare per il momento il capoluogo di Regione. Ci si chiede se l’aquilano medio non volesse votarli cosa accadrebbe. Da far notare come in Liberi e Uguali abbiamo l’aquilano Luigi Fabiani, nell’uninominle alla Camera; l’aquilano Guido Iapadre per il Senato e Fabio Ranieri al proporzionale, sempre del capoluogo. Stesso ragionamento con Potere al Popolo con Alessandro Tettamanti e Silvia Frezza, che in ogni caso a chi ha urgenza d’identità, e ce n’é di elettorato, offrono chiarezza assoluta. Perché poi se dessimo il voto ad un aquilano pensando di darlo, per dire, al centro sinistra, e invece su base nazionale se lo pappasse anche Beatrice Lorenzin o Pierferdinando Casini o comunque i vari gregari a livello regionale la cosa sarebbe indigesta. E non va meglio nel centro destra, che da noi dovrà digerire un nominato di area renziana ed un altro d’area blindata. Stiamo facendo davvero una brutta fine.

 

Alessandra Cococcetta




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