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ALL’AQUILA CANTINE E RIMESSE POTRANNO DIVENTARE BAR E COMMERCIALE
stampa pagina 7 febbraio 2018
Neanche un’ora di tempo, stamattina in commissione Territorio, per votare alcune modifiche alle Norme Tecniche d’Attuazione del Prg che riguardano cambi di destinazione d’uso nei centri storici e ristrutturazioni di immobili. Un percorso già iniziato a fine 2016, votato dal Consiglio comunale e pubblicato sul Bura, osservato e controdedotto dagli uffici per essere definitivamente approvato dall’Aula nei prossimi giorni.
Il tempo stringe, perché sono in molti ad attendere i “cambi di destinazione” per poter aprire qualche attività commerciale con il bando “Fare centro” e perché parecchie pratiche edilizie sono sospese, e quindi le concessioni non vengono rilasciate, proprio perché sono in itinere queste varianti da approvare. E da inviare anche alla Provincia perché non contrastino con la pianificazione dell’ente.
Una particolarità è che la gran parte del Consigli Territoriali di Partecipazione non si sono espressi nei termini, il che fa pensare che questi Consigli più che servire al processo democratico di condivisione delle scelte siano serviti, e serviranno, come trampolino di lancio per la politica.
Ciò detto, è davvero incredibile la facilità con cui soprattutto i nuovi eletti abbiano lasciato correre cambiamenti urbanistici importanti, senza neanche un’osservazione critica.
L’hanno letta la delibera?
Tra le principali modifiche, la possibilità di fare in zone residenziali laboratori artigianali oltre i 150 mq. ed oltre il limite del 20% della superficie utile disponibile. Questi limiti sono infatti caduti. In più nel centro storico del capoluogo, i piani terra potranno avere un cambio di destinazione d’uso, e pur non avendo le caratteristiche per diventare abitazioni potranno diventare bar e commerciale. A grandi linee accadrà questo senza ancora avere in mano un nuovo Piano Regolatore ed accade nello stesso momento in cui, è in itinere in questi giorni, stanno approvando il “Disciplinare delle attività produttive per lo sviluppo economico del Comune dell’Aquila”, che “non è un vero e proprio Piano commerciale” si legge nelle premesse “ma un Disciplinare reso assolutamente necessario per sbloccare alcune iniziative commerciali rimaste ferme per mancanza di regolamentazione tipo dehors, chioschi e quant’altro”.
Se a ciò si aggiunge, i dehors sono spazi all’aperto a servizio di bar e ristori, che tra le nuove attività apribili con i cambi di destinazione d’uso passati oggi, non si escludono i bar, è facile comprendere come sia intanto prioritario rispondere ai privati, ancor prima di conoscere le esigenze pianificatorie per il futuro di una città terremotata che non ha bisogno solo di economie di passaggio come possono essere oggi ristori o bar, mentre la leggerezza con cui si votano passaggi cruciali, fa domandare in mano a chi siamo. Ci torniamo domani.
Alessandra Cococcetta
Il pungiglione
Taccuino
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