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VERDEAQUA PERDE GLI IMPIANTI E DENUNCIA IL COMUNE PER FALSO
stampa pagina 10 febbraio 2018
Sull’affidamento degli impianti sportivi comunali di Santa Barbara a Verdeaqua si è pronunciato definitivamente il Tar il 24 gennaio scorso. La sentenza è stata pubblicata ieri.
La delibera di Consiglio comunale n. 66 del 22 agosto 2016 è illegittima e va annullata, doveva essere fatta una gara e non una proroga di un affidamento scaduto nel 2012; e l’atto conseguente che riduceva gli spazi d’acqua per l’ASD 99, è allo stesso modo illegittimo e va annullato.
Le ragioni dell’amministrazione, il cui appello era già stato respinto dal Consiglio di Stato, e quelle di Verdeaqua, non sono state accolte, quelle della cooperativa vengono definite dai giudici “non convincenti”, mentre la querela per falso presentata dalla stessa onlus contro il Comune, in attesa di giudizio, non è stata ritenuta dai giudici amministrativi in alcun modo condizionante la pronuncia sulla convenzione.
Il falso si riferirebbe al debito citato nella delibera 66, all’assenza di manutenzione della pista di pattinaggio e al diverso impiego delle corsie d’acqua. In realtà la proroga illegittima della convenzione ha anche stabilito nuove tariffe e un nuovo uso delle corsie a svantaggio della Associazione Sportiva Dilettantistica 99 Sport L’Aquila. Una delle società ricorrenti, con A.S.D. Junior Tennis e ad adiuvandum, in sede di giudizio, il Comitato 99.
Il Comune doveva fare una gara perché è dal 2012 che la concessione a Verdeaqua è scaduta e di fatto la cooperativa ha continuato ad operare da allora come nulla fosse, senza contratto e senza stabilire, come previsto, un aggiornamento dei canoni concessori stabiliti nel primo affidamento in 24mila euro l’anno.
La prima gara è del 1996, a seguire la Giunta affidò per cinque anni il servizio a Verdeaqua, fino al 2001, quindi. Dopodiché una doppia proroga per 11 anni, fino al 2012, stabilita nelle condizioni di affidamento, quindi la scadenza accertata dai giudici al 2012.
Da quella data doveva essere fatta la gara. Punto. Sono caduti tutti gli appigli possibili che avrebbero potuto dare ragione alla cooperativa che al contrario, così come scritto nella delibera 66 del 2016, voleva un rinnovo tacito fino al 2037. Rinnovo impossibile primo perché anche con i lavori di ampliamento e riqualificazione del 2002, la delibera consiliare 95 del 2002 stabilì, visto che la cooperativa pagava un mutuo per i lavori, garantito dall’amministrazione con una fideiussione al Credito sportivo, che il contratto si potesse prolungare per i lavori fatti, di 25 anni dalla scadenza, prevista appunto nel 2012. Ma il contratto integrativo non fu mai stipulato, quella delibera consiliare del 2002 non è mai stata attuata, per cui la delibera 66 del 2016 “prende atto”, di un atto inesistente.
La 66 ha nuovamente “prorogato” per 25 anni, eccedendo peraltro quanto era stato pattuito e cioè un anno in più di proroga della concessione per ogni 50mila euro di lavori fatti per la ristrutturazione.
E’ stata violata la norma sui contratti pubblici, estensibile anche alla concessione di servizi, così inquadrano i giudici il rapporto tra il Comune e la Verdaqua, doveva essere quindi fatta la gara. In più anche gli spazi ridotti alla ASD 99 non dovevano essere toccati. Entrambi gli atti dovranno essere annullati, il Tar s’è pronunciato definitivamente andranno ora valutati i danni alla collettività.
Alessandra Cococcetta
Il pungiglione
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