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LE FRAZIONI RESTERANNO FRAZIONI E SARANNO… PIU’ BRUTTE
stampa pagina 19 febbraio 2018
Tutti gli edifici delle frazioni realizzati dopo il 1860 potranno essere demoliti e ricostruiti.
La trovata è frutto di un emendamento cotto e magnato da due consiglieri, Ferella e Romano, frazionisti o giù di lì, l’uno di Paganica, l’altro, collega di Serpetti di Arischia, che con questo scatto di reni hanno proposto di togliere il limite storico per le demolizioni, stabilito dalla precedente amministrazione nel dopo 1930.
Cioè sotto Cialente si stabilì che solo gli edifici fatti dopo quell’anno avrebbero potuto essere demoliti e ricostruiti il resto doveva essere recuperato.
Invece nell’iter delle modifiche urbanistiche votate nell’ultimo Consiglio, la maggioranza Biondi ha scelto l’accetta, mettendo, senza regia pubblica, tutto nelle mani e nei gusti dei privati e dei tecnici che trasformeranno 49 frazioni circa in non si sa bene che, purché sia demolito e commerciale, si potrà sopraelevare e aumentare le cubature, perché le frazioni sono zone di ristrutturazione dove tutto è e sarà possibile. Manca anche il piano del colore: non c’è una sega.
Addetti ai lavori confermano la volontà della comunità di Arischia di buttare giù tutto per allargare le strade, facessero pure, poi però, quando tireranno tutto su nuovissimo, snaturato, in cemento armato e drammaticamente brutto non s’inventassero la ripresa economica e commerciale o altri aiuti, perché dovranno perire sotto la presunzione di aver massacrato la loro storia.
Per mantenere intatta la quale bisognerebbe rispettare tipologie architettoniche ed edilizie, altrimenti, come accadrà, cambieranno i connotati, ognuno li farà come crede non avendo il faro di un Piano di ricostruzione che detti una linea del tipo: rifacciamo tutto falso tipo Assisi? O tutto super nuovo purché agganci il preesistente e l’anima del paese?
Niente di tutto ciò e neanche in Consiglio, naturalmente, la questione è stata posta se non nell’intervento di Masciocco, di Mdp-Articolo uno. Sarà così reciso il rapporto filologico col preesistente perché ogni privato, senza regia pubblica, farà come crederà, come al solito per generare rendite ed affari.
Le strade strette di Arischia sono una tipologia storica: quale turista dovrebbe venire a visitare borghi, che borghi non sono mai stati, fatti in cemento armato e palazzine? Ad oggi solo Tempera ha un Piano partecipato e condiviso di ricostruzione che dovrebbe portare ad un miglioramento edilizio.
Le frazioni già disabitate prima del sisma, spesso senza centro storico come da Prg, oltre ad essere definitivamente abbandonate saranno pure più brutte, abbiamo così segnato anche il futuro del circondario, con l’approccio e la sensibilità pari a quelli di un branco di elefanti.
Alessandra Cococcetta
Il pungiglione
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