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MAGGIORANZA HA RISCHIATO DI BRUTTO, TRA TASSE INVARIATE E MOROSITA’


stampa pagina 23 marzo 2018

La dirigente Annalisa Di Stefano La dirigente Annalisa Di Stefano

Ieri, la maggioranza in Consiglio comunale ha rischiato di andare giù un paio di volte e non è un buon segno. Al voto gli atti propedeutici al bilancio di previsione che andrà in Aula la prossima settimana, che non ha visto compatti gli eletti a sostegno di Biondi.
Sulla Tari, Tassa sui rifiuti, il numero legale non ci sarebbe stato se Lelio De Santis, astenuto al voto, fosse uscito dall’Aula con i colleghi dell’opposizione, il che, non fa ben presagire per il futuro di chi amministra. E poi la Tasi per alzata di mano, erano in 15, cioè sotto, quindi la necessità dell’appello nominale che, con il recupero della De Blasis, ha risicato i 16 voti necessari, infine l’Imu che è andata da sé.
Non è un buon inizio, segno dei malumori che agitano alcuni partiti e dell’indipendenza dei salviniani, con il capogruppo Ferella che ha appoggiato palesemente gli emendamenti del capogruppo Art.1-Mdp, Masciocco, sul Regolamento delle partecipate. Una modifica dell’articolo 20, che chiarisce l’indipendenza dei consiglieri nel chiedere gli atti alle partecipate e la distanza che deve mantenere il settore del controllo analogo, retto da Ilda Coluzzi, che a sua volta, questo sì, è controllata dal Consiglio piuttosto che tenerlo appeso alle sue mire accentratrici.
Tariffe e tributi rimangono invariati, e comunque al massimo per gli aquilani con la Tari da 14 milioni e mezzo di euro, di cui 3milioni girati dallo Stato, a parte lo sconto di 290mila euro circa di Tasi ad alcune attività industriali e produttive, la cui copertura, tuttavia, legata a recuperi neanche avviati negli accertamenti, non lascia ben sperare. La dirigente Annalisa Di Stefano, anzi no è assessore non dirigente, ma il suo ruolo sostanzialmente tecnico anziché politico induce a non inquadrarla nella sua vera veste, non ha spiegato perché schizzino i costi di manutenzione degli edifici pubblici di un milione mezzo di euro e neanche il perché l’illuminazione pubblica, la paghiamo come se dovessimo accendere luci in una metropoli tipo Roma.
Non è arrivato quel messaggio forte che attendono i cittadini che pagano tutto, che stanno pagando anche il costo sociale del Progetto case, ma non vogliono accollarsi quello dei morosi. Attribuito peraltro a redditi molto alti, mentre le regionali alle porte, annunciano un’altra fase di empasse oltre alle guerre intestine e tra partiti che rischiano di avvelenare il futuro civico.
Da questi atti preliminari al bilancio e cioè tasse, imposte tariffe con il Piano delle alienazioni e valorizzazioni immobiliari, non è emerso un ragionamento serio su recuperi di evasioni fiscali e delle morosità. Nel 2016 sono stati fatti 1.030 accertamenti per un milione e 700mila euro e nel 2017, 850, per 750mila euro: quest’anno?
Ci sono sette agenti tributari ma non controllano in giro nelle case, a verificare se le dichiarazioni corrispondono ai catasti, difficile accertare e difficile recuperare, difficile spingere i cittadini a pagare gli arretrati, dando anche un forte segnale a coloro che pagano sempre.
E poi la Tasi entrata in vigore dal 2014. 5milioni e 400mila euro di gettito, ancora non si capisce da dove vengono i dieci di differenza che andranno a coprire spese per verde pubblico e strade, non è stato fatto nessun accertamento e manca solo un anno per intervenire sui cinque anni precedenti, dopodiché, amen. Infine l’Imu, che come la Tasi si versa sulla seconda abitazione, ha un gettito di 9milioni di euro, di cui sei e otto li teniamo noi e circa due e due li diamo al Fondo di solidarietà dello Stato. Abbiamo quindi il Progetto case, indebitato oltre al pregresso di un ulteriore milione di euro per il mancato invio delle bollette almeno da un anno. Il debito corre, servono azioni immediate.

 


Alessandra Cococcetta




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