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PARCO DELLA MEMORIA IN ALTO MARE COME LA RICOSTRUZIONE PUBBLICA
stampa pagina 9 aprile 2018
Il Parco della Memoria a Piazzale Paoli in ricordo delle 309 vittime del sisma del 6 aprile 2009, sta ancora a caro amico.
Il rup è Roberto Salve, un dipendente che non avrebbe nessuna esperienza di questo tipo, non è un tecnico ma un perito agrario, ed ha coordinato finora squadre di operai per lo sfalcio dell’erba e il taglio di rami ed arbusti o giù di lì.
In più, siccome la competenza sarebbe passata dalla Ricostruzione pubblica alle Opere Pubbliche, sembra che non si sappia bene come e da dove cominciare per spingere. Fatto sta che il progetto esecutivo è sospeso perché alle integrazioni che avrebbe chiesto il Genio civile non è stato dato ancora seguito e passeranno ancora cinque o sei mesi solo per definire il progetto esecutivo, per poi bandire la gara e fare l’appalto. Probabilmente per il decennale, i familiari delle vittime ed una città intera non avranno ancora un luogo della memoria: ce lo vogliamo dire guardandoci in faccia?
Vedere mazzi di fiori appesi al cantiere di quella che era la Casa dello Studente, tra il nulla, il cemento e le macchine che circolano, sentire una madre disorientata per non avere neanche più quel rudere dove piangere il proprio figlio, fa male, e fa male ad una città che ambisce alla rinascita, veicola dati incoraggianti, come il Sindaco Biondi a Rai Radio uno in occasione dell’anniversario, ma la realtà non è esattamente quella.
Perché dire all’Italia che la città è “dal punto di vista della ricostruzione privata intorno al 70%”, significa dire che è fatta, senza però aggiungere che basta lasciare il corso principale per trovare solo distruzione, arrivare a San Pietro, il quartiere più antico della città, passare per San Domenico oppure arrivare da Belvedere fin dove si può, per constatare il nulla tra i cartelli vendesi ed affittasi.
Mentre le scuole per cui abbiamo i fondi dal 2010 sono completamente al palo, la ricostruzione sociale non è neanche pensata ed i centri commerciali sono diventati i luoghi preferiti del passeggio.
Biondi è stato corretto nel dichiarare a Carlo Cianetti che “la ricostruzione pubblica sconta ritardi importanti, una debolezza strutturale degli enti come il Comune e la Provincia, il Provveditorato, il Genio civile e le Sovrintendenze, oltre alla farraginosità delle norme che rallentano in maniera esponenziale la possibilità di affidare i lavori”. Giustissimo e allora che si fa?
Va benissimo l’ottimismo del primo cittadino che vede L’Aquila come “una città dalle mille opportunità, risorse economiche assicurate ed un’importante partita con i fondi per lo sviluppo che ammontano a più di 300milioni di euro”. Ed ancora “il GSSI e l’Università che registra quasi 20mila studenti, molto qualificata, settima per laureati in Italia e capace di sfornare persone che trovano lavoro”. Ma dove?
Sulla restituzione delle tasse per Biondi “il Governo è stato un po’ troppo a guardare invece di reagire ed oggi i nodi vengono al pettine, la richiesta di restituire circa 70milioni di euro sarebbe un colpo mortale all’economia, non si può far finta che il sisma non abbia portato conseguenze”. Diciamo che un esagerato ottimismo non convincerà molto Roma che la nostra economia è al collasso, ed è per questo che non siamo in grado di restituire subito le tasse, mentre un confronto aperto e sincero sul come siamo messi a nove anni dal sisma e sulle ragioni per cui il Parco della memoria non si fa, farebbe bene a tutti. La ricostruzione pubblica non va, lo sappiamo, ma gli anni passano senza soluzioni.
Alessandra Cococcetta
Il pungiglione
Taccuino
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