All'interno
Cultura e Turismo
A ruota libera...
Segnala!
[email protected]
IL LETAME DI “DINO IL CONTADINO”, dinanzi alla sede del Parco ad Assergi
stampa pagina 11 luglio 2013
L'eclettico Dino Rossi, allevatore e coltivatore di Ofena, noto a livello nazionale per aver organizzato e combattuto la lunghissima battaglia della blu tongue (la malattia che falcidiava inesorabilmente bovini e ovini), rappresentante del Cospa Abruzzo.
La storia della “lingua blu” lo portò a suo tempo alla ribalta nazionale, con una “sua” importantissima vittoria, addirittura contro il Ministero della Salute e lo Zooprofilattico di Teramo, dimostrando che il vaccino effettuato sugli animali, invece di immunizzarli e curarli, diffondeva la malattia stessa.
Con la sua acuta caparbietà, “Dino il Contadino”, questo è il marchio dei suoi genuini prodotti, di battaglie, anche se combattute in modo “anticonformista”, ne ha portate avanti moltissime; sempre a vantaggio degli agricoltori e degli allevatori.
Ebbene, “Dino il Contadino”, in questi giorni sta portando avanti un'altra battaglia affinché la Regione Abruzzo ed i Parchi adottino una risolutiva azione di abbattimento controllato dei cinghiali, che procurano danni ingenti all'agricoltura.
La combatte come al suo solito, “Dino il Contadino”, con azioni eclatanti, spesso al limite della legalità. Come quando portò, davanti alla sede del Consiglio Regionale circa un centinaio di trattori, che non crearono fastidi alla circolazione stradale, sol per “il buon senso” dei manifestanti. Questa volta, il contadino Dino, ne ha inventata “una delle sue”. Lanciando un “ultimatum”, ha minacciato di scaricare un autocarro di letame davanti alla sede del Parco, ad Assergi “e poi, a seguire, davanti a tutte le altre sedi istituzionali”. C'è da crederci, Dino lo avrebbe fatto veramente. Se non fosse che sono intervenuti eventi che lo hanno indotto ad un ripensamento. Ne dice lui stesso le motivazioni nel suo comunicato stampa, di cui riportiamo integralmente il testo: “Meglio tardi che mai! Si apprende dai media che la Provincia dell’Aquila si è decisa ad attivare il piano di “controllo selettivo”, un piano che in realtà doveva essere approvato da tempo, sin dalla prima manifestazione contro i cinghiali organizzata da questa associazione, con il cinghiale appena ucciso in un campo di mais, trasportato nella sede regionale, con la cassa da morto. Una manifestazione imponente, con la quale la macchina politica iniziava capire effettivamente come stavano le cose. Tanto è vero che, venne istaurato un tavolo di concertazione tra gli enti preposti, parchi compresi, per il contenimento della fauna selvatica. Ma come tutte le cose: quando si lascia la presa, l’osso scivola dalla bocca! Piano piano la cosa è andata scemando, anche se alcuni interventi sporadici le quattro province avevano iniziato a farli in quelle zone più interessate dai danni. Ma veniamo ad oggi. Un selecontrollo mancato per tutti questi anni che ha portato all’abbandono dei terreni nelle zone interne alle aree parco. Quindi, la concentrazione di animali riversa nelle zone limitrofe si è moltiplicata tanto da indurre gli imprenditori agricoli a rinunciare alla coltivazioni di alcune tipi di colture, di cui i cinghiali ne vanno ghiotti. Danni gravissimi alle aziende zootecniche abruzzesi, che solo in alcuni casi venivano indennizzati, in quanto non tutti gli imprenditori agricoli ne usufruivano. Oggi le cose sono cambiate: i cinghiali sono aumentati, di conseguenza pure i danni, anche alle colture meno appetibili. Le aziende sono in crisi e non si riesce a tirare avanti, non basta solamente attivare il “selecontrollo”, ma servono soldi subito, in quanto le aziende non hanno disponibilità finanziaria per anticipare l’indennizzo che gli enti rimborsano a distanza di anni. Non è nemmeno giusto che gli agricoltori vengono indennizzati invece di essere risarciti, visto i costi di gestione per la conduzione dei nostri fondi agricoli. Serve un sostegno concreto e soprattutto una riduzione delle aree protette, in quanto quelle poche pianure che gli agricoltori coltivano, si trovano a ridosso delle zone protette vengono utilizzate come mangiatoie dagli animali del Parco. Abbiamo tre parchi nazionali ed uno regionale, più tutte le oasi di tutela: tanti carrozzoni che non hanno prodotto nulla, anzi, sono sanguisughe delle casse dello stato e della nostra regione, a discapito dei cittadini che si vedono ogni giorno aumentare la benzina, tiket, ma si tagliano i posti letto e si chiudono le strutture sanitarie, utili alla salute pubblica. In compenso si tengono in piedi strutture che assorbono tanti soldi per tutelare animali che in realtà non tutelano, in quanto sistematicamente vengono abbattuti da persone stufi di avere danni alle proprietà. Questo accade, perché i parchi fino ad oggi hanno tutelato solo i pacchetti dei voti e non gli animali.
Si spera che nei prossimi giorni, questa macchina politica miope, risarcisca i veri agricoltori, quelli che con la terra ci traggono reddito per le loro famiglie, cibo per i loro animali e contribuiscono a muovere l’economia. La notizia del letame davanti alle sedi istituzionali, piace ad un sacco di colleghi agricoltori e non è detto che a turno ci metteremo a scaricare letame, ma… “di quello dei porci.” Siamo in attesa di risposta da parte della Questura dell’Aquila.”
Il pungiglione
Taccuino
- Nessun appuntamento presente.
News
- Il 2 maggio ha riaperto San Bernardino: cosa ne faremo di quella finta?
- Progetto case, 1150 giorni di ritardo. Assegnatari come scudi umani
- Alessia Bocchi dell’Università de L’Aquila e Gianluca Borghini de La Sapienza di Roma premiati al Convegno di medicina aerospaziale di Trieste
- Notte Romantica a Castel del Monte
- Pensionati, all'Aquila la festa nazionale dello Spi-Cgil
- Fedeltà al lavoro, bando per il premio della Camera di Commercio
- L’Accademia di Belle Arti dell’Aquila all'Isola Comacina con UFC






.gif)
