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Primo piano

LEGGE RICOSTRUZIONE, IL SALVACONDOTTO PER CIALENTE E LA CURIA


stampa pagina 5 settembre 2014

Chiesa di Santa Maria Paganica Chiesa di Santa Maria Paganica

Non so quanto una legge dello Stato possa sbiadire un’inchiesta tosta della Procura della Corte dei Conti, aperta sulla mala gestione del Progetto case, ma la bozza di modifica della legge Barca, quella sulla ricostruzione, a rileggerla più d’una volta offre un paio di considerazioni davvero incredibili e che hanno tutta l’aria, visto il profilo basso che ha deciso di tenere da qualche tempo Massimo Cialente, di garantirgli una specie di salvacondotto. A lui, ma pure alla Curia. A lui, perché in un passaggio in cui si proroga l’assistenza abitativa per ancora un triennio alle fasce disagiate e socialmente deboli, all’ultimo comma si sancisce il principio per cui se queste famiglie non possono pagare la loro parte, nei canoni di compartecipazione, il Comune non ha l’obbligo di sospendere o cessare le forme assistenziali. Ed è questa una delle accuse che la Corte dei Conti rivolge al sindaco Cialente e agli assessori Pelini e Moroni responsabili, rispettivamente, dell’assistenza alla popolazione e del patrimonio. In altre parole se non pagano, come Cialente ha subito detto per difendersi dalle accuse della Procura, se passasse il principio legislativo non sarà più un danno all’ente ma pura assistenza, resterebbe però il fatto, che continueremmo a denunciare a gran voce, che quel debito se lo accollerebbero i cittadini aquilani. Anche quelli disoccupati o che hanno perso il lavoro, ma solo per il fatto di vivere in un alloggio agibile, pagano le tasse da cinque anni e senza lamentarsi più di tanto. E veniamo alla Curia. E’ vero tutto il ragionamento per cui con questa proposta di modifica di legge, si estromette l’indipendenza dei prelati, perché si equiparano le chiese agli altri beni culturali dunque non potranno scegliere progettisti ed imprese per milioni di euro come stanno facendo gli altri privati cittadini, senza evidenza pubblica, ma anche in questo passaggio c’è un comma che blinda l’esposizione della Curia, la quale, pensando di poter affidare direttamente progetti e lavori s’è talmente spinta oltre, da dare per certi molti incarichi ed ora, i professionisti, aspettano i compensi. Come uscire quindi dal vicolo cieco? Con questo comma porcata, che riportiamo integralmente: “la stazione appaltante (cioè, con la modifica legislativa la Direzione regionale per i beni culturali) può acquisire i progetti preliminari, definitivi ed esecutivi eventualmente già redatti alla data di entrata in vigore delle presenti disposizioni su incarico delle diocesi e valutarne l’idoneità e ricostruzione degli edifici”. Facile comprendere come sarà semplice, per la Curia, onorare i propri impegni. Infine la contropartita, perché è chiaro, ma su questa bozza continueremo a tornarci perché è intricata, che qualcuno forse a Pescara, forse in Abruzzo di certo sulla costa vuole riaprire i giochi, gli interessi in ballo sono talmente grossi che L’Aquila, qualcosa dovrà pur cedere, viste peraltro le concessioni appena descritte. E infatti se da un lato stringono sulle imprese evitando il proliferare degli affari e degli accordi sottobanco tra tutti gli attori di questa ricostruzione senza regole, e senza controllo pubblico, dall’altro introducono il vincolo per cui almeno due imprese da invitare, dovranno avere sede legale in Abruzzo e la sensazione che i giochi, si stiano ancora giocando in queste ore, è davvero molto forte. E mentre l’ultimo atto di questa ricostruzione si sta compiendo, escludendo ancora un volta la gente e le loro aspettative, parliamo di comunità e non di interessi alla ricostruzione, il Consiglio comunale invece di pronunciarsi, di confrontarsi, di prendere una posizione e di reagire, litiga, e al di fuori di quelle mura, mentre Cialente pare davvero lasciar fare e lasciar correre invece delle solite sparate, si continua a manipolare il destino di una città antica, senza che possa minimamente intervenire.

 

Alessandra Cococcetta


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