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CANNONI SPARANEVE PER IL GRAN SASSO. IL SINDACO “SPARA” L’ENNESIMA CIALENTATA


stampa pagina 7 gennaio 2015

Massimo Cialente Massimo Cialente

Ci risiamo. Una “cialentata al giorno toglie il medico di torno”. E così, Cialente, ne ha sparata una delle sue. Nel mentre, in tutto il mondo, gli scienziati si preoccupano di eliminare l’inquinamento ambientale (che oltre tutto determina il surriscaldamento dell’atmosfera, modificando il clima e quindi le precipitazioni nevose) c’è chi, come Cialente, continua imperterrito a “parlare” di progetti megalomani e milionari, con grandi sprechi di risorse pubbliche, ignorando i vincoli ambientali che incidono irreparabilmente sulle ricchezze ecologiche delle aree di maggior pregio della Regione Abruzzo.
Altro che “Abruzzo, regione verde d’Europa”. Cialente è come Attila. Dove passa lui, non nascerà più un sol filo d’erba. Ciclicamente, Cialente ci riprova, e dimentica (o fa finta di dimenticare) che già nel luglio del 2011, fu costretto a fare marcia indietro per una dura presa di posizione di associazioni ambientaliste, movimenti politici, sindacati e comitati di cittadini che lanciarono una serie di azioni coordinate per contrastare i progetti programmati e delinearono uno scenario alternativo di sviluppo duraturo per la valorizzazione delle risorse naturali. Cialente lo ha dimenticato? Trascriviamo di seguito, per lui, il testo dell’intervento: “Forti e concrete sono le alternative possibili per un territorio già colpito dal terremoto e che ha bisogno di proposte serie e non di visionari e faraonici progetti di sperpero di fondi pubblici, che ne compromettano irrimediabilmente le risorse ambientali.
Lo stesso Ministero dell'Ambiente, in una recente ed esaustiva nota di risposta alle richieste di alcune Associazioni Ambientaliste, ammonisce la Regione Abruzzo e gli Enti Parco interessati, allertando nel contempo la Commissione Europea: secondo il Ministero, nessuna nuova opera può essere autorizzata in deroga alle norme in vigore su Valutazione di Impatto Ambientale, VAS e Valutazione d'Incidenza, giacchè i territori coinvolti sono tutti compresi nella Rete UE Natura 2000.
Sono in corso di predisposizione, a cura di esperti del mondo scientifico ed accademico, dettagliate e concrete linee guida per la tutela e valorizzazione delle risorse ecologiche dell'area aquilana. Una proposta per il turismo e l'economia montana basata sulle migliori conoscenze scientifiche disponibili, che permetta di conservare la qualità delle risorse naturali all'interno di un'offerta turistica, senza sprechi di risorse economiche ed ambientali e senza sottrarre risorse alla ricostruzione. Molti i progetti, devastanti e anacronistici, presentati lo scorso febbraio con il Protocollo d'Intesa sottoscritto a Roma, a Palazzo Chigi, il 17 febbraio 2011, con grande enfasi. Si tratta di progetti già visti, tirati fuori da vecchi cassetti, a scapito della biodiversità e del paesaggio di zone di particolare pregio del territorio aquilano.
Devastanti perché prevedono prioritariamente la modifica permanente del territorio con infrastrutture sciistiche, funiviarie, campi da golf, lottizzazioni nel cuore del sistema delle aree protette dell'Appennino, in aree ricchissime di biodiversità e risorse ecologiche e per questo ricadenti in zone SIC e ZPS, ai sensi di Direttive Comunitarie, e pertanto sottoposte a rigorosa tutela da parte dell'Unione Europea. Nessuna considerazione, neanche un accenno alla tutela delle specie animali e vegetali, nonché degli habitat di importanza comunitaria. Anacronistici perché in tali progetti non vi è alcuna novità o analisi delle reali condizioni ed esigenze del territorio, ma solo vecchi progetti più volte bloccati e che oggi si vuole far approvare con procedure di urgenza. Il Protocollo, pur delineando in premessa, una serie di azioni per la valorizzazione ambientale e agrosilvopastorale, di fatto, poi, nella declinazione programmatico-finanziaria del documento, non fa altro che proporre solo lottizzazioni residenziali, ampliamenti della rete viaria, infrastrutture sciistiche e campi da golf.
Il cemento ed il movimento terra sono, di fatto, l'unico motore dell'intesa: essa sembra unicamente rivolta a sottrarre risorse programmatiche, alla più urgente necessità di ricostruzione dei Centri storici. Interventi devastanti, a forte impatto ambientale e paesaggistico, sono ancora una volta riproposti come volano di ripresa dell'economia delle aree interne. Le proposte non sembrano neanche rispondere alle reali necessità di lavoro del territorio.
LE CRITICITÀ RILEVATE
Le ipotesi di "sviluppo" delineate nel Protocollo appaiono in palese contrasto con il quadro programmatico e pianificatorio vigente a tutti i livelli istituzionali: dalla Legge 394/91 (Legge quadro sui Parchi) ai Decreti istitutivi delle aree protette, dalla Regione alle Provincie ed agli stessi strumenti urbanistici comunali. Tutti gli interventi, ancorché appena delineati, sono in palese contrasto con gli strumenti vigenti; per il loro devastante impatto abbisognano, inoltre, di una Valutazione Ambientale Strategica (VAS) preliminare.
Molti sono gli interventi dati per "cantierabili" che non sono stati sottoposti a nessuna verifica tecnico-ambientale specifica, come ad esempio il collegamento sciistico tra le stazioni invernali di Ovindoli e Campo Felice, nel Parco Regionele Sirente Velino o la "Cittadella della Montagna" che si vuole far nascere in pieno Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.A rischio sarebbero ambienti di importanza prioritaria, specie di fauna e di flora particolarmente protette a livello nazionale e comunitario nonchè i corridoi ecologici di grande importanza per alcune specie di animali particolarmente protetti, tra cui, prima di tutto, l'orso bruno marsicano, a causa di interventi in evidente contrasto anche con le raccomandazioni del PATOM (Piano di Azione per la Tutela dell'Orso Marsicano) approvato e reso esecutivo dalla Regione con DGR n.469 del 14.6.2010.
Alcuni interventi, come i campi da golf in quota, sono stati più volte bocciati perché incompatibili con la vocazione ambientale dei luoghi e palesemente distruttivi delle unicità floristiche e faunistiche presenti sugli altopiani delle Rocche e di Piani di Pezza.
Il Protocollo delinea uno sviluppo che privilegia pochi comuni, senza prendere in considerazione una piattaforma diffusa di interventi ordinari, più moderati e rispondenti al rilancio ed all'incentivazione di quelle poche "resistenze produttive" sopravvissute e alla ripartenza di iniziative autoctone.
I progetti, se realizzati, comporterebbero la cancellazione dei valori ambientali e paesistici grazie ai quali l'Abruzzo è stato definito la Regione dei Parchi e che costituiscono, se correttamente gestiti, la principale risorsa economica di questi territori, come testimoniano i dati del IX Rapporto sul turismo natura, elaborato dall'Osservatorio Ecotur (Chieti, maggio 2011), che vede i parchi e le aree protette come il segmento più rappresentativo del turismo natura in Italia. Intercettare segmenti di domanda turistica in espansione (turismo verde), abbandonando il miraggio della "monocoltura" dello sci è l'unica alternativa praticabile.
Non sono considerati gli studi sui cambiamenti climatici e i loro effetti, per i prossimi anni, sul manto nevoso (sempre più scarso nella prima parte della stagione invernale), né sulle già scarse riserve idriche. L'acqua, in montagna, è bene indispensabile alla sopravvivenza delle attività agro-silvo-pastorali, nonché dei fragili e delicati ecosistemi montani, e non può essere dirottata su campi da golf e impianti di innevamento artificiale.
Inoltre, a fronte dell'enorme costo energetico e ambientale dell'innevamento artificiale, non è comunque garantito che l'ampliamento del demanio sciabile produca effetti benefici al turismo dell'area. In Italia, il numero degli sciatori ha subito un netto calo tra il 1997 ed il 2004 con una diminuzione del 24%.
Il Protocollo appare perciò non rispondente alle sue stesse premesse, velleitario per i contenuti e le proposte avanzate e illegittimo per le forme e le procedure ipotizzate. Mentre è fin troppo chiaro che i costi degli interventi ricadrebbero sugli Enti pubblici, con fondi sottratti al rilancio economico di tutto il cratere, non è stata fatta nessuna considerazione sulla praticabilità economico-ambientale degli interventi. Il Protocollo è privo di qualsiasi analisi economica a favore del modello di sviluppo individuato, mentre ve ne sono decine che dimostrano, al contrario, che si tratta di un'impresa fallimentare. Firmato ALTURA Abruzzo - CGIL Abruzzo - Circolo Valorizzazione Terre Pubbliche - Comitato acqua pubblica - Comitatus Aquilanus - Fare Verde onlus - Forum Ambiente e Territorio Sinistra Ecologia e Libertà - Gruppo Naturalisti Rosciolo - Italia Nostra Abruzzo - LIPU Abruzzo - Mountain Wilderness Abruzzo - ProNatura Abruzzo - Rifondazione Comunista - WWF Abruzzo”. 
Senza voler fare gli scienziati a tutti i costi, è noto a tutti che le moderne tecnologie per l’innevamento artificiale stiano rovinando ambiente e natura. Tutti sanno, anche Cialente, che l’additivo usato nella produzione di neve artificiale aumenta la moltiplicazione di batteri che restano poi sul terreno e tra la vegetazione. Ed è proprio l’utilizzo di questi sistemi che intensificano i mutamenti climatici che sta riducendo l’innevamento naturale. La soluzione? Quella usata dai nostri nonni. Non è più il caso di scherzare e di parlare dei problemi solo per convenienza politica. È giunto il momento di essere persone responsabili e, quindi, di adattare il nostro modo di vita al clima che cambia. Soprattutto per il nostro incosciente modo di agire. Lo sviluppo sostenibile di una zona si raggiunge solo in un modo: si scia se c’è neve; se non c’è…si va a camminare nei boschi e in montagna. Ed è anche più salutare.

 

Peppe Vespa




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