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L’AQUILA NON SPICCA PER SOSTENIBILITA’
stampa pagina 9 gennaio 2015
Non c’è nessun osservatorio, nessuna prova che all’Aquila la ricostruzione è di qualità e gli edifici saranno sicuri. Chi lo garantisce? Il 18 dicembre scorso è stato presentato il Rapporto 2014 sulla Qualità dell’Ambiente Urbano, dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, l’Ispra, con indagini effettuate su 73 Comuni capoluogo. C’è una sezione dedicata all’edilizia sostenibile e alla necessità che le amministrazioni intervengano per ridurre gli elevati consumi energetici, e non abbiamo trovato molto su L’Aquila, l’unico accento potente posto dall’Ispra nello studio, è relativo alle conseguenze ambientali che gli interventi urbani possono provocare su aree attraversate da faglie, la cui pericolosità, per il capoluogo d’Abruzzo, è descritta come rilevante, ma non assai rilevante come a Reggio Calabria, Messina, Catanzaro e Cosenza. Dallo studio di microzonazione sismica del territorio, ancora da fare su diverse frazioni, sappiamo dove c’è acqua nel sottosuolo, sabbia o roccia oppure se quel determinato terreno subirà delle accelerazioni nel caso di una forte magnitudo, ma a fronte di queste conoscenze non sappiamo come, perché e con quali tecniche ricostruiamo in quelle aree e nella città. Le imprese non lo dicono, nessuno glielo chiede. Sono state censite anche 14mila frane, L’Aquila, con Potenza, Matera, Trento, Genova, Ancona e Perugia, presenta secondo lo studio i valori più elevati di dissesto. Diciamo che le criticità evidenziate ormai le conosciamo, il problema è che non dimostriamo di aver imparato la lezione per cui faremo meglio. L’Ispra, in base alle informazioni raccolte sul territorio, riporta che il capoluogo ha adottato criteri di partecipazione importanti, per coinvolgere la cittadinanza alla pianificazione e che l’amministrazione sta per adottare un nuovo Piano regolatore, ma concretamente, e tra le buone pratiche portate ad esempio nello studio, L’Aquila non risulta da nessuna parte. Solo nelle pericolosità del sottosuolo, neanche una riga per lo stop al consumo di suolo, che resta un’enunciazione pre elettorale, sull’edilizia sostenibile, o sulla smart city (c’è l’esempio di Bolzano) e la mobilità urbana sostenibile, nemmeno una parola per la rigenerazione urbana aquilana. Qualche mese fa il Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori nel corso di un Forum europeo sul tema, ha parlato di una vera e propria emergenza, per cui senza politiche urbane serie, città ed habitat civici sono stati giudicati a rischio default, perché la vita delle persone si svolge per lo più in questi agglomerati, le risorse energetiche sono in esaurimento, il 35% dell’energia consumata in Italia è per gli edifici definiti “colabrodi energetici”, che ci fanno sprecare 22miliardi di euro ogni anno e in più viviamo in zone ad alto rischio sismico, con il 70% degli edifici fatti non a norma antisismica, oltre 4milioni e mezzo di abusi edilizi, dal 1948 al 2009, con 450mila edifici illegali. E in questo drammatico quadro, dove tutte le città italiane che hanno gli stessi problemi urbanistici ma possono poco perché non hanno risorse, L’Aquila, ancora non sa dire se ha migliorato di una virgola, con i miliardi della ricostruzione, la propria sostenibilità e vita futura.
Alessandra Cococcetta
Il pungiglione
Taccuino
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