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FONDI UE, L’AQUILA E’ IGNORANTE ANCHE SUI BENI CULTURALI
stampa pagina 17 marzo 2015
La programmazione regionale dei Fondi Ue per il settennio 2014-2020, è quanto di più strategico deve pensare la Regione Abruzzo in queste settimane. Ma non è così semplice, il Por, Piano operativo regionale Fesr (Fondo europeo di sviluppo regionale, uno dei filoni finanziari su cui ci si dovrebbe concentrare) ha avuto dalla commissione europea 192 osservazioni. Centonovantadue osservazioni, su una pianificazione fatta nello scorso luglio per 231milioni di euro circa, suddivisi tra sette assi prioritari di sviluppo che l’Ue vorrebbe vedere più concretizzabili. Su tutto questo lavorio spicca l’assenza dell’Aquila. L’Aquila, nel senso di chi la amministra, non risulta presente in nessun tavolo programmatorio, né ha mai chiesto di portare le proprie ragioni, ed anzi probabilmente, consiglieri comunali, assessori e Sindaco non sanno nemmeno di che parliamo. Il passaggio più umiliante, quando i tecnici europei entrano nel merito, sulla valorizzazione del patrimonio culturale, e nell’osservazione numero 137, consigliano di fare un bilancio sullo stato dell’arte nei quattro capoluoghi di provincia, considerando anche scrivono la situazione particolare dell’Aquila, sicuramente bisognosa di un intervento quantitativamente superiore alle altre città. Esigenza che evidentemente la politica aquilana e Massimo Cialente non hanno proprio sentito, non chiedendo ancora un centesimo in più. L’asse finanziario dedicato al turismo, cultura e biodiversità conta 18milioni e mezzo di euro, ma riserva alla cultura e al patrimonio regionale solo 700mila euro. Sui beni culturali, nonostante il richiamo dei tecnici ai bisogni aquilani, non abbiamo avuto un solo politico, amministratore, o consigliere comunale attento nel dire che 700mila euro sul patrimonio culturale del capoluogo sono davvero pochi, per cui battendo i pugni sui tavoli, avrebbero dovuto chiedere una rimodulazione più giusta per la città terremotata e più antica d’Abruzzo. L’Aquila ha più beni delle altre tre province messe insieme, ma non avendo nessun rappresentante capace di portare queste ragioni sui tavoli della programmazione, ha lasciato spazio al resto della Regione che naturalmente ha messo le poste più alte sul turismo, peraltro giudicato dall’Ue troppo generico, il Por parla infatti di turismo e di potenzialità inespresse, senza dire qual è la domanda di turismo regionale a cui rispondere ma solo l’offerta che vorrebbe triplicare. I canali di finanziamento cui potrebbe attingere L’Aquila riguardano anche la ricerca e l’innovazione, la diffusione dei servizi digitali, la competitività del sistema produttivo, la promozione di un’economia a bassa emissione di carbonio, l’inclusione sociale e lo sviluppo urbano sostenibile, per L’Aquila lingue straniere che non conosce. Tutti settori preziosi per una ricostruzione vera, ma loro, oltre Villa Gioia non guardano. L’Ue, d’altra parte, se concede attraverso bandi finanziamenti per acquistare materiale rotabile, vuole le prove che quel Comune abbia chiuso al traffico le zone in cui questi nuovi mezzi circoleranno, quindi L’Aquila resterebbe comunque alla finestra, ad invidiare gli altri, l’unica cosa che sa fare, non avendo ancora impostato un minimo d’innovazione nella ricostruzione post sisma. Il confronto con l’Ue è aperto, proprio oggi c’era un altro incontro per superare le osservazioni così da approvare il Piano operativo in tempi brevi, essendo già passato il 2014, ma continua a mancare clamorosamente L’Aquila. E quando usciranno i bandi L’Aquila sarà ancora una volta la città più assente per eccellenza. Nella programmazione precedente, 2007-2013, il capoluogo ha preso solo quanto gli è calato dal cielo in quota cratere, non hanno mai partecipato ad un bando Ue, li ignorano, oltre San Giacomo, per dire una frazione a caso, non ce ne voglia Durante o Ianni, non vanno, mentre Cialente ritiene talmente poco strategico il settore Ue, da continuare a tenerci una sola impiegata ad occuparsene. Ciliegina sulla torta, sulla rimodulazione dei fondi non spesi, domani raccontiamo delle capacità di Castel di Sangro e di quel distretto di ottenere 17milioni di euro per la propria montagna.
Alessandra Cococcetta
Il pungiglione
Taccuino
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