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TRAMVIA SU GOMMA: IL CONTRATTO E’ DECADUTO
stampa pagina 21 marzo 2015
Con sentenza del 19 marzo scorso, il Tar d’Abruzzo ha rigettato il ricorso della Cgrt dell’imprenditore Iannini, la concessionaria che avrebbe dovuto realizzare la tramvia su gomma, contro il Comune dell'Aquila. Un ricorso depositato nel 2009 per impugnare l’annullamento d’ufficio della concessione dei lavori e della gestione disposto dalla Giunta Cialente il 7 gennaio nel 2009, col quale chiese anche un indennizzo e il risarcimento danni. Questioni rigettate in toto dal Tribunale amministrativo, che ha rinviato al giudice ordinario ogni decisione su prestazioni e lavori fatti prima dell’annullamento, per i quali pende un giudizio in Corte d’Appello, e la possibilità di conciliazione tra le parti manifestata dalla Cgrt nel 2012, a seguito del rigetto in primo grado della richiesta di condanna del Comune dell’Aquila, al pagamento di 3milioni e 700mila euro. Su questo fronte vedremo come andrà a finire. Per quanto riguarda il pronunciamento del Tar, c’è da riportare che la Cgrt, nella seduta del 25 febbraio scorso, dichiarò di non avere più interesse ad impugnare l’annullamento, di conseguenza, prendendone atto, il Tar ha verificato solo l’ammissibilità della richiesta d’indennizzo e risarcimento danni, che ha poi complessivamente respinto attraverso una serie di ragioni giuridiche. Ragioni che destrutturano ogni censura invocata dal legale della Cgrt Manieri, partendo da un principio cardine per cui il Comune dell’Aquila ha proceduto all’annullamento d’ufficio della concessione, in autotutela, dovendo dar seguito ad una sentenza della Corte di Giustizia europea che ha stabilito che il meccanismo del project financing, con il quale sono stati concessi i lavori alla Cgrt, non si configurava come una concessione ma come un appalto di lavori pubblici per il quale l'impresa non assumeva alcun rischio, ed anzi, nell’accordo, veniva stabilito di pagare un canone annuo alla Cgrt di un milione e mezzo di euro per trent’anni, così da coprire il suo 40% di investimento, mentre la gestione della tramvia e il rischio conseguente l’avrebbe assunto un’altra impresa. Da questa sentenza, l’Ue avrebbe aperto una procedura d’infrazione contro lo Stato italiano per violazione del diritto comunitario, che a sua volta avrebbe attivato un’azione di rivalsa contro il Comune dell’Aquila. Da ciò, la decisione dell’annullamento in autotutela di ogni atto riguardante quella concessione da parte dell’amministrazione, anche perché così com’era stata concepita, ci sarebbero stati solo “continui ed indebiti pagamenti a carico delle finanze pubbliche e in favore della concessionaria”, ed ancora ritardi nella realizzazione dei lavori, oltre al mancato pagamento della fornitura dei treni da parte della Cgrt. Sui ritardi era peraltro intervenuta già nel 2008 una sentenza del Consiglio di Stato con cui s’impediva la prosecuzione dei lavori su via Roma, a seguito dei pareri negativi del Ministero dei Beni Culturali. I giudici amministrativi, considerando la concessione viziata all’origine, non hanno riconosciuto all’impresa un legittimo affidamento e quindi la sua buona fede “intesa come ignoranza incolpevole della conformità del provvedimento di affidamento al diritto comunitario”. Per il Tar, all’annullamento in autotutela della procedura d’affidamento “consegue un’automatica caducazione, per invalidità derivata, del contratto stipulato”. Niente da fare quindi per la Cgrt, vedremo come andrà a finire la transazione in corso, per la quale il rup Fabrizio De Carolis, s’è avvalso delle consulenze del legale Vincenzo Cerulli Irelli e di Donato Carlea, provveditore ai Lavori pubblici, che avrebbe dovuto prendere il posto di Paolo Aielli, a capo dell’Ufficio speciale per la ricostruzione dell’Aquila, ma poi a seguito di qualche inghippo ministeriale, non ce l’ha fatta. Vedremo anche, come reagirà la Cgrt.
Alessandra Cococcetta
Il pungiglione
Taccuino
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