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OGNUNO È LIBERO DI PENSARE… ANCHE CIALENTE
stampa pagina 30 aprile 2015
Senza voler scomodare i grandi filosofi del passato, è opinione comune che per aestetica si intenda la sensazione che ognuno prova, per cui il giudizio estetico riguarda la teoria del bello soggettivo, su quello naturale (oggettivo). Fu poi Kant che fece confluire nell’estetica, i due filoni di pensiero dell’arte e del bello.
Ma veniamo a noi e alla recente polemica sorta in città sull’installazione del monumento dell’artista toscano Fabrizio Corneli, donato alla città dal “Rotary International” e posto nella rotatoria di Viale Corrado IV. Una polemica vivace, spesso fuori luogo, ma che fondamentalmente proviene dal risentimento dei cittadini aquilani, costretti continuamente a subire scelte calate dall’alto, senza essere interpellati, senza dibattito alcuno, nemmeno attraverso i consiglieri comunali eletti e rappresentanti del popolo. Una dittatura imposta da questo Sindaco, lui si incolto, basta vedere come è stata ridotta urbanisticamente, architettonicamente, amministrativamente e socialmente questa città. Lui e solo lui, è convinto di essere il più bello, il più intelligente, il più colto, il più bravo ed il più fregno della città e, alla maniera del marchese Del Grillo, dice ogni giorno a tutti “Io sono io e voi non siete un cazzo”. Mio nonno contadino (scarpe grosse e cervello fino) soleva ripetere in queste occasioni: “Non è bello quel che è bello ma…è bello quel che piace”. Aveva ragione lui? Non so dirlo. Certo è che per Cialente quel monumento è bello, gli piace ed esprime un suo legittimo pensiero, democraticamente; altrettanto legittimamente e democraticamente ognuno è libero di esprimere la propria opinione. Senza incappare nell’accusa di essere incolto. Dunque Cialente sbaglia, quando dice “Vi sono i soliti aquilani veraci che polemizzano, ai quali niente sta bene. Modesti culturalmente, buoni solo a criticare. Sono quelli che definisco la zavorra della città. L’opera ha tre temi: lo scorrere dell’acqua, appare come una porta che si schiude nell’ingresso ovest della città. È arte moderna, giudicata da grandi esperti. Un po’ troppo per certi ignoranti Andiamo avanti. W L’Aquila del futuro”. Il Sindaco della città Capoluogo d’Abruzzo, non può esprimersi così rozzamente nei confronti dei cittadini. In una sola occasione ha ragione, sono stati zavorra e culturalmente modesti quando lo hanno votato. Sicuramente lui non è un “aquilano verace” ma “vorace”.
Nel suo illuminato intervento, Cialente “parla” (riferito all’opera) di arte moderna, giudicata da grandi esperti. Ma cosa è “l’arte contemporanea?”. Cialente sicuramente non lo sa. Poiché “parlando” di arte moderna si pone un’ulteriore domanda. Esistono svariate correnti di pensiero sulla differenza tra “arte moderna” e “arte contemporanea”. Cosa intendeva Cialente? Sicuramente ce lo dirà in un suo prossimo intervento. In tutto questo, solo una cosa è certa. Questa città non può essere lasciata alla stregua dei vari donatori e dei vari Rotary Club d’Italia. Non può essere che “il primo che arriva”, sceglie un posto della città e vi depone la sua fetazione. È vero anche che “a caval donato non si guarda in bocca”, ma è pur vero che ogni cavallo naturalmente muore e finisce là, il monumento te lo tieni sul groppone vita natural durante. Esisteva, una volta, la commissione comunale dell’ornato; purtroppo è stata abolita.
In chiusura è appena il caso di evidenziare che la policromia dei nostri grandi monumenti, le 99Cannelle e la Basilica di Collemaggio, con il loro prospetto policromo con disegno a croce, nei colori rosa antico su sfondo bianco paglierino, sicuramente ha poco a che vedere con il colore rosso del monumento che è un colore rosso puro compreso tra 630 e 760 manometri. Più vicino al tradizionale motivo a scacchi bianco-rossi che adornano la maglia della nazionale di calcio della Croazia ed identico ai costumi degli sbandieratori e musici della città di Bibbiena che hanno le loro bandiere dei colori bianco e rosso, appunto. Inventatevene un’altra!
Peppe Vespa
Il pungiglione
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