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Edizione Straordinaria

L'AQUILA, FERITA A MORTE IN POCHI MINUTI


stampa pagina 12 aprile 2009

L'Aquila, è stata ferita a morte in pochi minuti.
Paura, disperazione e rabbia senza avere neanche il respiro per farla esplodere, e una città fantasma che si fa coraggio, e già cerca la via per ricominciare, con tutta la dignità e l'orgoglio di cui sarà sempre capace. 
Venerdì il giorno del pianto, centinaia di morti, giovani, bambini, anziani e studenti, molti dispersi e macerie ovunque, nessun angolo è stato risparmiato, nessuna architettura, nessuna chiesa, nessun palazzo gentilizio, cortili, fontane o piazzette, siamo in ginocchio, sfollati e sparpagliati tra la costa adriatica, tendopoli, case di amici e parenti, ospiti chi sa per quanto.
Abbiamo perso la casa, gli affetti, ne portiamo i segni, e li porteremo a vita, ma si sente in giro, è incredibile, la voglia di reagire e di ricostruire.
L'Aquila non c'è più, ma ci sono gli aquilani ed il cuore della città è pronto a raccogliersi, a stringersi e a farsi forza, per capire da dove è possibile ricominciare, tra scosse di terremoto ancora di fortissima intensità, che non danno tregua in un incubo senza fine, che impone impietoso alla città continui crolli giorno dopo giorno, e ferite sempre più profonde.
Difficile fidarsi delle notizie diffuse, che rassicurano sul naturale assestamento che segue ogni potente sisma, lo scenario è apocalittico, concede poco spazio all'ottimismo, ma nessuno è pronto a cedere.
Ce lo ricorda la storia di questa città, ed i colori che la rappresentano, il verde ed il nero, la speranza ed il lutto, la perdita degli affetti e la voglia di rivedere la propria città, ancora una volta in piedi. Orgogliosa e ruvida, dignitosa e riservata, colpita rovinosamente, eppure per niente disposta a restare in ginocchio più del dovuto.
Quella città non ci sarà più, è cambiata la nostra vita, la prospettiva, l'approccio; il cuore del centro storico è stato colpito a morte, paesetti e borghi rasi al suolo, interi quartieri e piccoli agglomerati urbani, spazzati via in una manciata di secondi, ma nessuno sarà disposto a rinunciare alla propria storia.
E' questo il momento del dolore, del raccoglimento, del lutto, non c'è spazio per la polemica, per la critica, per le accuse e per le responsabilità, lo troveremo in futuro, quando il peggio sarà passato e bisognerà guardare avanti con una nuova consapevolezza ed una lucida coscienza, capaci di un'analisi equilibrata, ma impietosa verso qualsivoglia concessione o attenuante.
Non c'è tempo per sciacallaggi, non è questo il tempo per intrufolarsi nei cuori dei cittadini, nei loro dolori e nelle loro tragedie, gli aquilani e gli abruzzesi non lo hanno mai permesso, non lo faranno ora.
E' invece il tempo della solidarietà, del coraggio e della dignità, che esplodono a gran voce dal cuore degli aquilani e degli abruzzesi, bisogna farne tesoro per recuperare una rinnovata forza, indispensabile per il futuro del capoluogo di regione, fiero del proprio carattere e del proprio passato, sui quali avrà tutto il diritto di scommettere, per rimettersi in piedi.
Continuano le telefonate per cercare notizie di amici, parenti, colleghi, conoscenti; ancora non si riesce a sapere nulla di qualcuno, è un dolore sordo, continuo e inconsolabile, ma siamo pronti ad uscirne ricominciando da zero, la città, nonostante tutto, è già decisa a farcela.


Peppe Vespa

 




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