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INVASIONE DI CINGHIALI, COSPA: CONTADINI COSTRETTI A DIFENDERSI
stampa pagina 29 giugno 2015
Quest’anno più degli altri anni, i cinghiali scendono a branchi e distruggono tutto ciò che si trovano davanti, anzi , sembra che riescono a comunicare tra di loro e concentrarsi nei campi dove il raccolto è maturo e di loro gradimento. Fino ad oggi, nelle zone limitrofe il parco Gran Sasso monti della Laga, sono stati letteralmente divorati venti ettari di favino. I contadini della valle di del Tirino sono disperati, ma anche quelli dell’altopiano di Navelli a seguire tutte le zone limitrofe alle aree protette. Il fenomeno si accentuato negli ultimi anni grazie a chi ha permesso all’interno delle arre parco recintare i terreni per contenere i danni, senza provvedere all’abbattimento e al contenimento della specie. I contadini e i proprietari terrieri, si sono visti abbandonati dagli enti preposti al controllo della selvaggina. Numerose sono state le manifestazione di sensibilizzazione al problema, ma fino ad oggi nulla o poco è stato fatto. Cosi nella valle del Tirino e zone limitrofe i contadini si sono sostituiti agli organi preposti al fine di arginare il problema. Senza dire più niente a nessuno, autonomamente la notte con i mezzi a disposizione dai campanacci a luci di profondità, alfine di spaventare i branchi che scendono la sera dal parco Gran Sasso Monti della Laga. Tutto queste azioni non hanno sortito nessuno effetto. I cinghiali come se niente fosse continuavano a mangiare i nostri raccolti. Allora in un bel momento si è deciso di mettere mani alle armi e abbiamo iniziato ad abbattere i cinghiali lasciandoli sui terreni ormai quasi distrutti. Questo metodo sembra essere efficace, forse dovuto anche alla presenza di cani randagi nei pressi delle carcasse. Purtroppo, sappiamo perfettamente che questo metodo è fuorilegge, ma nemmeno il metodo di cattura con le gabbie adottato del parco è legale, per poi permettere la vendita dei cinghiali solo ad alcuni agricoltori, animali che noi ingrassiamo con i nostri terreni al difuori delle aree protette. Noi dobbiamo difendere il nostro pane, il raccolto dove impieghiamo sacrifici di un anno, sperando in una buona annata. Certamente non tutti riescono a comprendere cosa significa per un contadino perdere il raccolto, ma facciamo un esempio partico. ill.mo signor Prefetto, noi non sappiamo quale è il Suo stipendio, ma se ad un tratto Le venisse sottratto o dimezzato lo stipendio accreditato sul conto corrente da qualche acaro dell’informatica: Lei cosa farebbe?
Sicuramente troverebbe la soluzione, allora si metta nei nostri panni!! La cosa più grave è che La Legge, anche se è scritta nessuno la legge, anzi si vanno a trovare quegli articoli che fanno più comodo, magari meno impegnativi e meno impopolari, Ad aggravare la situazione adesso arriva il Corpo Forestale dello Stato, che invece di essere attenti a questo problema legati al controllo della fauna selvatica ha de deciso di salvare la vita ai cinghiali istituendo delle ronde antibracconaggio e qualche sera fa hanno fermato dei ragazzi, ai quali hanno perquisito la loro auto, tra l’altro senza rilasciare verbale. Teniamo a ribadire che non si tratta di bracconaggio, ma autodifesa e per questo comportamento siamo ancora più incazzati, in quanto non siamo tutelati ne dalla Legge, ne da chi la applica. Non smetteremo di fare le nostre azioni per la salvaguardia del nostro raccolto e se ci troveremo di fronte chi ce lo impedisce, ne pagheranno le conseguenze finanche con i calci in culo.
Il Cospa Abruzzo
Dino Rossi
Il pungiglione
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