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LA SPESA OCCULTA DELL’ASSISTENZA TECNICA: ARRIVA ANCHE ROMA
stampa pagina 1 luglio 2015
Non si finisce mai di capire quanta gente continua a piluccare dal pozzo di soldi per la ricostruzione in Abruzzo. C’è una voce, tra le spese pubbliche e di Stato, che continua a rimanere occulta ed è una generica “assistenza tecnica” sotto l’ombrello della quale hanno speso 15milioni di euro, con la delibera Cipe 135 del 2012, di cui otto milioni per il 2013 e sette milioni per il 2014 ed hanno poi previsto nell’ultima delibera, sei milioni e nove per il 2015, per un totale di circa 22milioni di euro da spendere nella più totale discrezionalità. In particolare dovevano servire, all’acquisizione di competenze specialistiche per consulenze sui restauri, predisposizione di gare ad evidenza pubblica di natura specialistica, conferimento di incarichi professionali (settore legale, urbanistico, ingegneristico), definizione delle azioni per lo sviluppo delle nuove tecnologie e dei servizi legati alla smart city. Un gran bel minestrone mestato dentro gli Uffici speciali, alla cui tavola siede da quest’anno anche l’amministrazione centrale. Sei milioni e nove, divisi tra L’Aquila, il cratere sismico e Roma. A Roma, gli tocca un milione di euro, più 40mila euro, per una consulenza sul fabbisogno di risorse umane necessario alla ricostruzione fino al 2020. Non abbiamo mai letto di “esigenze effettive documentate dalle amministrazioni centrali e locali istituzionalmente preposte alle attività di ricostruzione, ivi compresi gli Uffici speciali”, come prescritto dalla norma, eppure la spesa “tecnica” va a discrezione di chi comanda al momento e via, liberi da lacci e lacciuoli della burocrazia che continua ad intralciare solo i terremotati, che da sei anni fanno una vita del cavolo, dietro una ricostruzione pensata da chi ha trovato il modo anche di guadagnarci. La sottosegretaria Paola De Micheli ha sostenuto la necessità di “assicurare e rafforzare l’apporto di competenze professionali, attraverso un’analisi organizzativa dei fabbisogni di risorse umane da affidare alla Struttura di missione”, ed ecco i primi 40mila euro di consulenza al Diset, presso cui opera la Struttura di missione, con un presidio tecnico amministrativo guidato da Giampiero Marchesi, che ha preso il posto di Aldo Mancurti, che prenderà poi 274mila euro per l’anno in corso e ben 761mila euro per il 2016. Ingordi, è il primo aggettivo genuino che mi sfugge. C’è una ricostruzione che non va, continuiamo a pagare spese occulte senza risultato, pagheremo 40mila euro per una consulenza sul fabbisogno di risorse umane, quando abbiamo un recentissimo report di Raniero Fabrizi, capo dell’Usra, secondo il quale ogni addetto esamina una pratica e qualcosa al mese, contando di finirle nel 2019 e continuiamo a sprecare. La Struttura di missione romana, peraltro, non si occupa solo della ricostruzione post sisma, ma anche dello “sviluppo dei traffici containerizzati nel porto di Taranto e dello svolgimento delle funzioni di Autorità di gestione del POIn attrattori culturali, naturali e del turismo”, attività che nulla hanno a che vedere col sisma e che andremo a capire di che campano. Sempre nell’attesa di conoscere lo specifico della spesa dei 22milioni di euro di “assistenza qualificata”, a sostegno della quale non c’è mai stata né adeguata ed effettiva documentazione pubblica a comprovarne l’esigenza, come prescrive la norma, né rendicontazione alcuna.
Alessandra Cococcetta
Il pungiglione
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