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PROCESSO DI ORIO ASSENTE IL PM MANCINI… SI TIRA A CAMPARE
stampa pagina 3 luglio 2015
Ieri ennesima udienza del processo alla ditta DI ORIO & DEL VECCHIO per gli affitti strapagati a Gallucci per il capannone ex Optimes. Un'udienza in cui sono stati esibiti come testi a discarico una carrellata di amici del Di Orio (o Diorio o Di Iorio, boh).
Il primo ad essere sentito è stato l’ineffabile sindaco Cialente, la cui moglie Donatella Ussorio lavora all’Università come tecnico alla corte del Prof. Casacchia, grande amico dell’ex rettore e persona di riferimento dello staff della prof. Cifone nella fallita corsa al rettorato. Alla domanda di come era la situazione dopo il terremoto, ha risposto che era tutto caduto (finalmente se n’è accorto), che nulla fu risparmiato, che solidarietà pelosa e sciacalli (ma non ha fatto nomi), volevano trasferire tutto nella città vicina. Ha dichiarato che è tutto merito suo se la città si è ripresa e se l’Università è rinata. Nella foga ha tolto a Di Orio il merito della rinascita dell’Università , anzi ha dichiarato che Di Orio si è appalesato solo dopo i funerali di Stato delle vittime e che poi dopo lo ha visto solo due o tre volte. Poi ha iniziato un comizio prendendosi tutti i meriti. Una cosa insolita, in un’aula di tribunale: nel post terremoto avrebbe diffidato l'ex presidente Chiodi e l'ex assessore Venturoni a non farsi vedere in città, perché lui li avrebbe fatti malmenare per i danni da loro fatti alla Città (ma non è reato minacciare qualcuno?). Naturalmente i magistrati presenti, invece di riprenderlo e di inviare gli atti alla procura per minacce, hanno accolto queste gravi affermazioni ridendo. Poi passato alla seconda fase ha di fatto difeso la ditta DI ORIO &-DEL VECCHIO, dicendo che in effetti gli affitti erano alti . Alla richiesta di fare i nomi di chi voleva l’università fuori l’Aquila (momentaneamente s’intende), ha glissato, dimenticando che fu proprio DI ORIO inizialmente a proporre di portare l’Università fuori Aquila, come avvenne per insediamenti universitari a Sulmona, Celano e Avezzano, per poi ripensarci e dichiarare che l’Università doveva stare in città. Carta canta. Come la mettiamo poi con il trasferimento ad Antrodoco di notevoli strutture universitarie in cambio di un terreno e di permessi a costruire (ad uso privato), è un mistero. Naturalmente non ha fatto alcun nome di docenti che volevano l’Università fuori Aquila. Alla domanda di quando fosse stata riaperta l’Università ha dichiarato di non saperlo. Per uno che si è preso il merito della riapertura dell’Università è un po’ grave. Comunque alla domanda dell’avvocato Milo, di Avezzano (come il giudice Grieco), su chi fossero i docenti che volevano la delocalizzazione, non ha risposto. La PM Ciccarelli, che sostituisce il PM Mancini, formulatore del capo d'accusa del processo e purtroppo assente, ha chiesto se per caso avesse telefonato a Gallucci, ha dichiarato che forse si, che telefonava a tutti.
Poi è stata la volta del prof. Dante Galeota che anche se molto vicino a DI ORIO ha dichiarato che le soluzioni alternative erano tante, ha parlato della Reiss Romoli, ma la cosa interessante è che ha dichiarato che non era l’Università a cercare stabili ma che era la stessa ad essere contattata dagli imprenditori che volevano affittare.
Poi ha parlato l’ex prorettore Roberto Volpe, anche lui grande amico di Di ORIO: ha dichiarato che fecero il contratto con Gallucci e lo portarono a ratifica. Ratifica significa che fecero tutto loro e che nei consessi accademici portarono il contratto capestro all’approvazione, impacchettato e non negoziabile.
La difesa ha poi riciclato come testimone anche il novantunenne ex rettore Giovanni Schippa, che, pensionato da oltre vent’anni, aveva un incarico ad Avezzano, e secondo lui gli affitti nel post-terremoto erano cari ovunque. Testimonianza singolare in quanto DI ORIO ha contrastato per anni Schippa presentandosi, addirittura, come candidato a Rettore contro di lui e perdendo, salvo poi diventare amici.
Poi è stata la volta del Prof. Fabrizio Politi., nato a Guardiagrele, guarda un po’ lo stesso paese di Del Vecchio, la cui testimonianza non vale la pena riportare visti i rapporti strettissimi tra lui e DI ORIO (l’editrice Luna dell’Università gli stampa i libri ed è membro della fondazione capitanata da DI ORIO).
Poi è stato chiamato Antonio Giannangeli che dal 2015 (dico 2015) è responsabile della verifica e congruità delle valutazioni tecniche e amministrative dell’Agenzia del demanio. Arrivato in Abruzzo nel 2010, prima infatti lavorava in Trentino Alto Adige, ha detto che secondo lui il prezzo pagato a Gallucci è giusto, dimenticandosi di dire che la valutazione UTE di assoluta incongruità del canone pattuito è stata fatta addirittura al rialzo, in quanto fatta sul capannone già ristrutturato e non grezzo. Chissà dove lo hanno trovato questo Giannangeli, testimone a favore, forse sarebbe il caso che l’agenzia del demanio aprisse un’inchiesta.
Poi ancora è stata la volta dell’ingegnere Anna Maria Mucciante, funzionario dell’edilizia dell’Università, che ha dichiarato di essersi interessata del capannone solo nella seconda fase. Bontà sua ha detto che l’Università ha smesso di pagare Gallucci, ma di non essere a conoscenza che è in corso una causa civile tra Gallucci e l’Università. Gallucci, infatti, vuole i 6-7 milioni di euro che a suo dire ha speso. Alla domanda se fosse stata incaricata di fare verifiche e contratti sul contratto e sul computo metrico, ha dichiarato testualmente che nessuno dell’università lo aveva mai richiesto . Quindi da testimone a favore a testimone contro. Chissà perché non è stato sentito in aula il dott. Giuseppe Potente, funzionario dell'ufficio Gare e Acquisti, che si oppose al contratto capestro e guarda caso fu messo da parte.
Hanno poi sentito tal Ing. Morola di Abruzzo Engineering, società chiusa a tutti gli effetti, che ha testimoniato a favore, non si capisce a che titolo.
Novità eclatante la testimonianza di Celso Cioni, direttore di Confcommercio che ha dichiarato che DI ORIO gli ha soffiato il capannone ex Optimes dove voleva fare un centro commerciale. Se non ricordiamo male nessuno gli ha soffiato niente perché per tale iniziativa non aveva i permessi.
Poi è stata la volta di tale ing. Paolucci consulente di Gallucci quindi irrilevante.
E’ stata scomodata persino la Lopardi ex avvocato dello Stato , grande amica di DI ORIO, che ha dichiarato che ha cercato una mediazione tra la Gallucci e l’UTE. Ma è questo il compito di un avvocato dello Stato? Poi ha scaricato tutto sull’avvocato Generoso di Lei suo dipendente.
Si appalesa verso la fine tal Claudio Zaffini commercialista di Gallucci che ha dichiarato, incredibile, che Gallucci ha affittato all’Università per uso sociale facendo un favore all’Università. Dichiarando che Gallucci ha speso 6-7 milioni di euro per attrezzare lo stabilimento dimenticandosi di citare la sentenza del magistrato Riviezzo, presidente del Tribunale dell’Aquila che ha sentenziato testualmente che i lavori fatti non superano gli 850.000 Euro con perizia tecnica.
Non citiamo la testimonianza dell’ex preside Foscolo e della Cifone, da sempre soci e amici del DI ORIO nella gestione dell’Università. Testimonianze inutili e irrilevanti in fondo.
Si è sentita molto la mancanza del PM Mancini, unico a poter realmente condurre le ragioni dell'accusa nel processo. Inevitabilmente chi lo ha sostituito non era molto informato dei fatti.
Naturalmente nessuno ha parlato della mancanza di prove, del milione di euro (guarda un po’) dato in contanti a Gallucci come anticipo, con grave danno erariale e tutti i reati individuati dal PM Mancini.
Indovinate a quando è stato rinviato il processo? Naturalmente al 4 febbraio 2016. La prescrizione incombe.
Sperano che qualche deputato del M5S faccia un’interrogazione sul funzionario dell’agenzia del Demanio e sulle stranezze di questo processo. Speriamo anche che il vecchio detto che l’avvocato più bravo è quello che conosce il giudice venga ribaltato.
Peppe Vespa
Il pungiglione
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