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Secondo forum su L’Aquila del Gssi

CIALENTE NON CREDE IN UN SOLO CENTRO MA IN TANTI QUARTIERI RESIDENZIALI


stampa pagina 10 luglio 2015

Fabrizio Barca, Antonio Calafati, Eugenio Coccia Fabrizio Barca, Antonio Calafati, Eugenio Coccia

Si è tenuto oggi all’Auditorium del Parco, il secondo dei tre forum che il Gran Sasso Science Institute ha programmato per il 2015 su L’Aquila ed il suo percorso di rinascita. Fabrizio Barca, ha preso appunti tutto il tempo, in una giornata di lavoro condotta da Eugenio Coccia, direttore del Gssi, al terzo anno di esperienza alla fine della quale spera che l’istituzione sia stabilizzata dal ministero. Ad introdurre le ricerche dei giovani studiosi il prof. Calafati, che continua ad essere ricordato per il fatto di aver detto che L’Aquila non deve puntare tanto sul turismo, quanto piuttosto sull’Università. “Un processo di costruzione di conoscenza l’ho sentito poco” ha detto a un certo punto stamattina “è una città che si irrita un po’, bisogna essere più rilassati è un percorso che cambia in continuazione, ci si può anche tornare sulle decisioni, non è un giudizio sulle scelte fatte, ma sul punto in cui si è giunti”, nel quale bisognerebbe chiedersi se la strada è quella giusta. E in effetti la città fatica ad interrogarsi liberamente, per questo la conoscenza e la ricerca non si integrano, come dovrebbero secondo Calafati, per fornire il loro contributo. I contributi illustrati dai ricercatori, dal ruolo dell’associazionismo dopo il sisma di Emanuele Belotti, alla moltiplicazioni dei centri, rispetto all’unicità del centro storico prima del terremoto di Cora Fontana, dalla città della conoscenza di Grazia Di Giovanni ai turismi possibili di Cecilia Pasquinelli, hanno portato degli stimoli, ai quali la politica, l’amministrazione e la città stessa, che il Sindaco trova drammaticamente assente nei vari portatori d’interesse, non riesce a rispondere. Cialente crede in una città policentrista, per cui i 67 centri e frazioni dovrebbero secondo lui “diventare dei quartieri residenziali, con un’alta qualità della vita dove tornare la sera o nei fine settimana per scegliere il centro solo come centro direzionale e di servizio per la città di giorno”. E non so quanto questa visione semplificata, possa essere vincente, sembra essere proprio quella semplificazione a cui si riferiva Calafati, per cui si parla molto di partecipazione però poi i contributi forniti vengono nullificati dai processi decisionali, che semplificando, non ne tengono conto. Anche la Inverardi punterà sul centro storico per riportare la parte amministrativa oltre che la facoltà d’Economia, il centro sarà connesso con i poli di Roio e Coppito con un anello digitale e così con tutti i centri di ricerca e direzionali, continua però a mancare la riqualificazione dei luoghi, perché ancora non c’è un nuovo Piano regolatore, per una “connettività urbana” di cui, secondo la rettrice, hanno urgente bisogno oggi, non domani, mentre l’approccio userebbe “meccanismi sorpassati”. E la politica, anche in questo, fatica a confrontarsi. Come sull’ultimo argomento riflettuto, quello su un turismo possibile, per cui la ricercatrice ha portato l’esempio di Trento, una città che ha cominciato a ripiegare su un turismo di nicchia, che potrebbe essere una risposta anche per L’Aquila, con la nicchia della conoscenza, della cultura, della ricerca e della formazione. Purtroppo il Sindaco non ci sembra abbia colto il punto, al contrario, se la tendenza del mercato pare essere questa, lui, con le “sue” personali conoscenze, ma senza dati, punterebbe invece al turismo di massa. Non è mancata una stoccata, da parte del primo cittadino, a chi dovrebbe esprimersi, portare la propria idea, sempre che glielo consentisse, perché secondo lui ormai la borghesia aquilana va sulla costa nei fine settimana, e preferisce parlare al bar. Ed è anche vero.

 

Alessandra Cococcetta




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