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PER FERDINANDO DI ORIO: PROCESSI A GOGO’
stampa pagina 14 luglio 2015
L’ex (per niente magnifico) rettore dell’Università dell’Aquila Ferdinando Di Orio, come i pifferi di montagna, “andò per suonare e…rimase suonato”. Ed infatti, il Pubblico Ministero dott.ssa Simonetta Ciccarelli, visti gli atti del procedimento penale nei confronti di Ferdinando Di Orio, ha chiesto al GUP il rinvio a giudizio dello stesso in quanto, nella sua qualità di Rettore e legale rappresentante dell’Università dell’Aquila, con denunzia diretta all’autorità giudiziaria incolpò dei reati di “uso non autorizzato del marchio dell’Università aquilana per proprio profitto” e “plagio di opera di altro autore” il Prof. Sergio Tiberti (professore ordinario di Igiene e medicina preventiva UNIVAQ), pur sapendolo innocente.
È risultato infatti che, per quanto riguarda “l’uso non autorizzato del marchio dell’Università dell’Aquila, per proprio profitto” era stato lo stesso rettore a sottoscrivere una “convenzione” tra l’Università e l’ENEL, nel cui contesto è stato pubblicato lo studio redatto dal Prof. Sergio Tiberti con il logo dell’Ateneo aquilano; nel mentre, per quanto riguarda l’accusa di plagio, il Di Orio era stato messo a conoscenza della collaborazione intercorsa tra Tiberti ed il prof. Marco Valenti riguardo la stesura dello studio di “Analisi statistica dei dati di mortalità, nell’ambito della convenzione ENEL/UNIVAQ. Ma c’è dell’altro. Nel proprio studio, il prof. Tiberti aveva chiaramente indicato la fonte bibliografica da cui aveva estrapolato alcuni dati utilizzati, tratti dall’”Atlante della mortalità in Abruzzo negli anni 1990/1994”, pubblicato dal collega Marco Valenti.
Di Orio, novello “piffero di montagna” le sta prendendo in ogni luogo: presso il Tribunale dell’Aquila è sotto processo (abuso d’ufficio) per lo scandalo dei fitti gonfiati della ex Optimes, presso il tribunale di Roma è sotto processo per concussione, presso il Tribunale di Rieti è sotto processo con l’accusa di abuso d’ufficio aggravato per la torbida storia del grande appezzamento di terreno ricevuto in “a prezzo stracciato” in cambio di ipotetici insediamenti di facoltà ed attività universitarie, dulcis in fundo questa richiesta di rinvio a giudizio con l’accusa di calunnia e diffamazione nei confronti del Prof. Sergio Tiberti. Possiamo affermare senza tema di smentita che Ferdinando Di Orio, sicuramente, non è stato un “magnifico” rettore. Come volevasi dimostrare.
Peppe Vespa
Il pungiglione
Taccuino
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