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LE ISTITUZIONI CUL-TURALI CHIUDONO? MI DISPIACE MA…SONO CONTENTO
stampa pagina 17 luglio 2015
Leggo sui giornali che le Istituzioni, Enti ed Associazioni cul-turali navigano in cattive acque per i ritardi, tagli dei finanziamenti da parte di Stato, Regione, Provincia e Comune. Addirittura, alcune non sarebbero nelle condizioni di pagare nemmeno gli stipendi al personale. Perché poi, di stipendi si tratta e non della impossibilità di mettere insieme un cartellone con relativa “produzione” di eventi culturali.
Non poteva essere diversamente perché siamo in tempi di vacche magre e le mucche da mungere sono allo sfinimento e non hanno più latte “da versare”. Trattandosi di musica e di spettacolo, non trovo modo migliore che esprimermi alla maniera di Gigi Proietti che cantava Ettore Petrolini: “son contento di morire ma mi dispiace, mi dispiace di morire ma son contento.
Ecco, a me dispiace che i “lavoratori” dello spettacolo restino senza stipendio ma sono contento che finalmente i grandi furbi che mangiano sulla cul-tura, vadano a casa, magari…trovandosi un lavoro vero. Quello per il quale ci si deve rimboccare le maniche. “Queste sanguisughe delle cul-tura” percepiscono dagli Enti ed Associazioni cul-turali lauti stipendi e prebende varie, spesso senza titoli, assunti a chiamata dai loro compari politici, che vivono anche loro sulla cul-tura e sui voti (di scambio?) che derivano da questi miracolati. Sacche privilegiate che succhiano come idrovore nel grande pozzo senza fondo dei contributi pubblici elargiti in modo clientelare ed a pioggia.
È appena il caso di ricordare agli aquilani (ed alla magistratura?) lo “scandalo degli scandali”, la situazione fallimentare dell’Accademia dell’Immagine con i suoi milioni di debiti fatti nella gestione Cialente.
Perché non può essere che queste “sanguisughe” della cul-tura ingrassano ed ingrossano i loro portafogli, indebitando i bilanci delle varie Istituzioni, che di culturale hanno ben poco, per poi chiamare il solito Pantalone a ripianare i bilanci fallimentari. L’ultimo scandalo, ma solo in ordine di tempo, è quello che gira intorno ai cosiddetti “Cantieri dell’immaginario”. Una manifestazione che nelle passate tre edizioni ha spalmato circa 500mila euro ogni anno di fondi del FUS, usati in modo illegittimo.
In questa edizione i finanziamenti non sono stati dati. Ma cosa hanno inventato “i nostri sveltoni”? Hanno fuso e confuso il progetto di formazione giovanile finanziato dal Fondo Sociale Europeo, attraverso Regione e Ministero del Lavoro, dell’importo di circa 1.2milioni con i “Cantieri dell’immaginario”; Tutor Teramo dietro accordo con Gianni Chiodi. Nel cartellone ci sono 2 lavori che “passano” come saggio di fine corso, già pagato con i fondi della Regione, ma che vengono pagati nuovamente con un finanziamento del Comune di oltre 150mila euro. Finanziamento concesso nelle segrete stanze, senza un bando e senza progetto. Ma non esiste un regolamento comunale? Come fare il Comune ad elargire una somma importante “a trattativa privata”? Giustamente, a questo punto, c’è qualcuno che chiude i rubinetti. Tutti a casa e rincominciamo daccapo. Come diceva il grande Gino Bartali: “è tutto da rifare”.
Peppe Vespa
Il pungiglione
Taccuino
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