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INGEGNERI CHE AFFOGANO NELLE PRATICHE, CON UNA RICOSTRUZIONE LUMACA
stampa pagina 22 luglio 2015
Dopo oltre sei anni dal terribile terremoto, finalmente, Cialente ha avuto “un attimo” di rinsavimento; giusto il tempo di dichiarare: ”alcuni progettisti aquilani in questo momento hanno più commesse degli archistar del calibro di Renzo Piano”. Un’arguta riflessione (si fa per dire) che già in data 30 maggio 2011 fece, con grande ritardo l’allora Commissario alla Ricostruzione, Gianni Chiodi, ma che l’Editoriale aveva già “suggerito” almeno un anno prima, senza attirare l’attenzione degli “scienziati” che all’epoca decidevano della ricostruzione dell’Aquila. Ora, all’improvviso, Cialente ha avuto questo lampo di genio. Meglio tardi che mai, direte voi. Se non fosse che proprio loro, Chiodi&Cialente, avrebbero dovuto concordare con gli ordini professionali la sottoscrizione di un “codice etico” cui attenersi. Progettisti e direttori dei lavori, appunto. È anche per questo che la ricostruzione è in grande ritardo, ma Cialente non ha voluto mai affrontare il problema alla radice.
Ora Cialente è preoccupato del rallentamento della ricostruzione in special modo per quanto riguarda la consegna dei Sal da cui partono i 15 giorni per la consegna ai direttore dei lavori.
Sconosciuti progettisti che prima del terremoto fatturavano poche decine di migliaia di euro ora hanno incarichi progettuali e direzioni di lavoro per centinaia di milioni di euro. È noto a tutti che ci sono progettisti che hanno accumulato incarichi di gran lunga superiori di quelli delle più grandi società di ingegneria a livello nazionale, che hanno decine di tecnici alle proprie dipendenze.
Sappiamo tutti che moltissimi di questi progetti vengono realizzati dalle imprese, come sappiamo che alcuni progetti sono realizzati da professionisti di altri Paesi. Anche sotto questo profilo Cialente avrebbe dovuto pretendere trasparenza, indipendenza e correttezza professionale.
Certo, se Cialente avesse operato nella piena trasparenza e preteso un codice etico, non avrebbe avuto i favori delle lobby professionali. Avrebbe fatto però gli interessi dello Stato, della città terremotata e dei cittadini, che hanno tutto il diritto di rientrare al più presto nelle loro abitazioni, con una città ricostruita.
Peppe Vespa
Il pungiglione
Taccuino
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