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CLASSIFICA DELLE UNIVERSITA' ITALIANE: L'AQUILA SEMPRE PIU' GIU'


stampa pagina 23 luglio 2015

Paola Inverardi, Ferdinando Di Orio e Massimo Cialente

E' stata diffusa in questi giorni dal quotidiano economico Il Sole 24Ore la classifica delle 61 università italiane statali e delle università private
Molti commentatori hanno notato la modesta performance dei tre Atenei abruzzesi, tutti la disastrosa posizione in classifica dell'Università dell'Aquila. Premesso che tutte le classifiche hanno senso in funzione degli indicatori utilizzati per formularle, il dato aquilano è preoccupante, anche se si presta ad alcune precisazioni.
L'Aquila ha un'ottima attrattività, collocandosi al 9° posto per percentuale di immatricolati fuori regione sul totale degli immatricolati; inoltre è al 4° posto per percentuale di crediti ottenuti in stage sul totale; il 100% degli idonei percepisce una borsa di studio, e infine il giudizio dei laureandi sui corsi di studio è favorevole, collocando l'Ateneo al 14° posto.
Quel che invece abbassa il rating dell'Università dell'Aquila è la sostenibilità della didattica, cioè il numero medio di docenti di ruolo nelle materie di base e caratterizzanti per corso di studio dove L'Aquila è addirittura 60°. Da dove deriva questo disastro? Nel decennio della megalomania del rettore Di Iorio, si è pensato che l'Università potesse moltiplicare il numero di corsi di studio, cosa che è stata fatta senza criterio evidentemente, e negli anni del post terremoto gestiti sempre da Di Iorio è stato addirittura liberalizzato il numero degli studenti in corsi di laurea che in tutta Italia prevedono il numero programmato. Quando il MIUR ha introdotto parametri stringenti per la sostenibilità, il re si è mostrato nudo, e soprattutto nell'area sanitaria e delle scienze della vita e dell'ambiente si sono dovuti fare i giochi di prestigio per tentare di far quadrare i conti, perché ... ooops si è scoperto che i professori di ruolo (nel frattempo scesi di oltre 100 unità in 10 anni) erano troppo pochi per il numero di corsi proposti. Adesso la Rettrice Inverardi, operando scelte decise ma che pagano poco politicamente, ha adottato la linea della fermezza ripristinando i numeri programmati e avviando una politica di razionalizzazione dell'offerta formativa: per questo è stata anche bersaglio della piccola politica locale, con attacchi virulenti di Cialente e Pezzopane e degli studenti di sinistra dell'Udu, i principali e irriducibili sostenitori di Di Iorio e del suo braccio destro Maria Grazia Cifone.
Un altro indicatore è molto penalizzante, la dispersione cioè la percentuale di immatricolati che si iscrivono al secondo anno: prodotto delle scelte scellerate di Di Iorio/Cifone sui numeri aperti, quando si sono immatricolate centinaia di persone che evidentemente erano studenti per modo di dire, con una alta percentuale di iscritti che non hanno sostenuto neppure un esame né hanno mai frequentato le lezioni.
Sempre frutto avvelenato dell'eredità dell'ex rettore è il risultato della ricerca dove l'Università dell'Aquila, arriva solo 53°:eppure non mancano gruppi di ricerca di eccellenza, il problema sta nei troppi docenti di bassa qualificazione che la politica decennale di reclutamento ha portato dentro l'università, con professori totalmente inattivi e dormienti dal punto di vista scientifico. I dati parlano chiaro.
Questa eredità ricevuta dalla Inverardi è pesante, ma come aquilani speriamo proprio che la rettrice ce la faccia a far risalire la china all'Ateneo del capoluogo. Iniziando col chiudere ad esempio quello scempio che si chiama Fondazione dell'Università, un baraccone politico che serve solo a pagare il gettone a Di Iorio (ancora lui, con 3 processi in corso!!) e qualche suo accolito... Cialente compreso.

 

Peppe Vespa




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