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Cronaca

SFRUTTAMENTO DELLA MANODOPERA, ALLE DITTE INDAGATE LAVORI PER OLTRE 20 MILIONI


stampa pagina 30 luglio 2015

Il pm Simonetta Ciccarelli Il pm Simonetta Ciccarelli

Alle ditte i cui amministratori sono finiti oggi in carcere erano stati affidati appalti edili relativi all'attivita' di ricostruzione post-sisma, della citta' dell'Aquila e di altri Comuni del cratere, per circa 22 milioni e mezzo di euro. In particolare, la manodopera di nazionalita' romena a basso costo veniva impiegata a L'Aquila nell'aggregato di via Verdi e su corso Vittorio Emanuele (importo lavori 15 milioni e 272 mila euro), in quello su via Bominaco (4 milioni e 135 mila euro) entrambi appaltati al consorzio Sulter Scarl amministrato da Francesco Salvatore e Massimo Di Donato. Gli operai dell'est Europa, inoltre, sono stati trovati al lavoro in un cantiere del Comune di Vittorito (1 milione 593 mila euro) e in uno di Pratola Peligna (1 milione 486 mila euro), entrambi appaltati all'impresa "Salvatore & Di Meo". Le indagini condotte dai carabinieri sono andate avanti per circa un anno e mezzo e comunque fino a pochi giorni fa. A tutti gli arrestati viene contesta l'associazione per delinquerde poiche' - si legge in un passo dell'ordinanza di custodia cautelare - "si associavano tra loro allo scopo di commettre una serie indeterminata di reati fiscali e di autoriciclaggio nonche' di intermediazione illecita e sfruttamnto del lavoro". "In particolare gli indagati (nell'inchiesta non ce ne sono atri, almeno per il momento, ndr) avviavano una complessa organizzazione nella quale Nicolae Otescu e Antonio D'Errico attraverso le ditte romene da loro gestite, la Ni-To Costruetii Civili srl e To-Ni Roit Edilizia srl, procuravano a Francesco Salvatore, Panfilo Di Meo, Massimo Di Donato e Giancarlo Di Bartolomeo e alle ditte gestite, anche di fatto, dai medesimi Meg srl, Salvatore & Di Marco srl, Salvatore & Di Marco e C Snc ed al consorzio Sulter Scarl, manodopera a basso costo di nazionalita' romena", "giustificandone formalmente la presenza mediante ricorso al contratto di distacco comunitario, applicato in totale carenza dei suoi presupposti, escamotage posto in essere - spiega il gip - al fine di celare sia la mera intermediazione di manodopera che lo sfruttamento dei lavoratori". Con questo 'modus operandi' i titolari delle ditte italiane venivano in possesso di "documenti fiscali utilizzati sia ai fini dell'evasione delle imposte che per la costituzione di fondi neri da reimpiegare in attivita' economiche e speculative, fondi realizzati con la provvista costituente parte dell'utile della complessa attivita' illecita". Stando sempre a quanto verificato dagli investigatori prima e accertato dagli inquirenti poi, Otescu e D'Errico "provvedevano al graduale spostamento delle somme accreditate sui conti romeni delle ditte romene, al prelevamento delle stesse in Romania e alla loro restituzione 'in nero', nel territorio italiano", agli altri quattro indagati, "detratta una percentuale per la commissione pari all'incirca al 10% dell'importo restituito". In buona sostanza i soldi che riuscivano a ricavare erano parte del frutto della differenza tra i reali salari e quelli che invece avrebbero dovuto realmente percepire gli operai romeni. Sia D'Errico che Otescu nel corso di un controllo della Finanza (il primo avvenuto il 28 febbraio 2015, l'altro il primo maggio scorso) erano stati trovati in possesso di una consistente somma di denaro in contanti, i totale circa 36 mila euro. Entrambi stavano tornando in Abruzzo dalla Romania.

 

Terremoto L'Aquila: comandante CC, fermato sfruttamento 
"La ricostruzione post-sisma deve essere ispirata anche a valori etici". Lo ha detto il comandante provinciale dei carabinieri dell'Aquila, il colonnello Giuseppe Donnarumma, intervenuto all'incontro con la stampa nel quale sono stati illustrati alcuni particolari dell'operazione 'Social dumping' le cui indagini sono state condotte dai militari dell'Arma. "Alcuni passaggi - ha aggiunto l'ufficiale - connotano il grado di cinismo dei soggetti interessati nel considerare le loro condotte foriere di arricchimento". Il comandante ha quindi sottolineato "con gioia la capacita' di essere stati capaci di fermarli". Donnarumma ha quindi evidenziato che "quella emessa dal gip" Guendalina Buccella "e' una misura molto forte perche' contesta anche l'aspetto associativo agli indagati. Senza lavoratori la citta' non potra' essere ricostruita ma noi dobbiamo guardare allo sfruttamento e fermarlo e' motivo di orgoglio". Il colonnello ha infine sottolineato come fosse ricco il giro di affari evidenziando che la manodopera irregolare era impiegata in cantieri anche importanti, come quello di un aggregato corposo dell'Aquila sito su via Verdi e su corso Vittorio Emanuele i cui lavori erano stati appaltati al consorzio 'Sulter Scarl' per 15 milioni e 272 mila euro. 

 

Pm, gli indagati andavano fermati
"La presenza di imprese che operano in una tale situazione di illegalita' nei cantieri della ricostruzione opera una distorsione forte del mercato. Gli indagati dicono in una registrazione: 'se continua cosi' andremo avanti fino al 2016', e per questo andavano fermati". Lo ha detto il pm Simonetta Ciccarelli, titolare dell'inchiesta "Social dumping" unitamente alla collega Antonietta Picardi e al procuratore distrettuale antimafia Fausto Cardella. Quest'ultimo, in particolare, nel corso dell'incontro con i giornalisti, ha rilevato come quella portata a compimento stamane rappresenti "una delle prime indagini in Italia in materia di sfruttamento dei lavoratori e di autoriciclaggio (art. 648 ter cp, ndr) norme introdotte di recente nel nostro sistema penale, che ha richiesto un impegno notevole e per questo ringrazio i carabinieri". A dare la stura alle indagini era stata una denuncia presentata dalla Cgil (in tribunale era presente anche il segretario provinciale Umberto Trasatti) "ma non e' casuale - ha osservato il procuratore - poiche' si inserisce in un progetto di tutela della legalita' nei fatti attinenti alla ricostruzione post-sisma". Cardella, infatti, ha ricordato altre indagini, dalla 'Dirty job' alla 'Betrayal', da quella sui Map (moduli abitativi provvisori) ai balconi degli alloggi antisismici del progetto C.a.s.e. "Abbiamo messo in campo una serie di competenze e capacita' professionali intersecate tra di loro - ha detto la dottoressa Picardi - come quella dei carabinieri del Nucleo ispettorato del lavoro. Solo grazie a loro si e' riusciti a capire quale era il meccanismo del 'distacco comunitario' che veniva utilizzato". L'indagine, ha quindi rivelato lo stesso pm, "e' stata lunga e complessa". Ci sono stati vari tipi di intercettazioni, telefoniche, ambientali in vari posti, traffico e-mail e fax, "che ci hanno permesso di capire il momento giusto per intervenire". Ciccarelli, che ha ringraziato il sindacato, ha spiegato che i reati contestati agli indagati sono il reclutamento e sfruttamento della manodopera e l'associazione per delinquere. "Ci sono ulteriori ipotesi di reati fiscali e autoriciclaggio sulle quali non e' stata emessa la misura cautelare ma il gip - ha aggiunto il magistrato - ne ha affermato la sussistenza. Il distacco comunitario e' un istituto lecito per spostare lavoratori di una ditta europea in un altro Stato - ha spiegato ancora Ciccarelli -. Nel caso specifico, lavoratori romeni venivano distaccati in Italia, sono 20 quelli coinvolti, 2 le ditte italiane piu' un consorzio mentre la ditta romena ha cambiato denominazione".




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