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L’AQUILA SCIPPATA DI 20 MILIONI?
stampa pagina 6 agosto 2015
La notte del 6 aprile 2009, precisamente alle ore 3,32, mentre gli aquilani si svegliavano sotto le macerie, c’erano imprenditori che ridevano fregandosi le mani, già pregustando i proventi che sarebbero stati incassati con i lavori della ricostruzione della città dell’Aquila, quasi totalmente distrutta e con 309 morti sulla coscienza.
Ma non è finita lì, ancora oggi ci sono imprenditori (fondi immobiliari) che pregustano lauti guadagni acquistando appartamenti per cederli in fitto, successivamente a riscatto, agli aquilani terremotati.
Dopo Fintecna ed il Fondo AQ è arrivata all’Aquila la IdeA Fimit Spa, società di gestione del Fondo Gamma Immobiliare, attraverso la “Innovation Real Estate Spa” con una dotazione di 20milioni di euro, per acquistare appartamenti da dare in fitto a prezzi calmierati (alloggi sociali), “ai sensi dell’art. 5 L. 9/2007 e relativo decreto ministeriale attuativo (D.M. 22.4.2008) in linea con le previsioni dell’ordinanza della Presidenza del Consiglio dei Ministri n. 3753 del 6.4.2009 e seguenti, previo perfezionamento di apposita convenzione con il Comune medesimo”.
20milioni quindi da investire all’Aquila a favore degli aquilani terremotati che hanno visto in questa possibilità l’avverarsi del loro sogno di avere una casa di proprietà. Ben 223 famiglie che hanno subito partecipato al bando indetto dal Comune, per l’assegnazione di detti alloggi.
Da allora più niente, né il sindaco Cialente fa sapere niente ai suoi concittadini che si sono sentiti presi in giro. Ed oggi ancor di più, poiché si sente vociferare in giro che con quei fondi, invece di “appartamenti sociali”, si vorrebbe acquistare un immobile con destinazione commerciale e direzionale. Si vuole perpetrare ancora un’ennesima rapina nei confronti di questa città, senza che nessun politico faccia sentire la sua voce di protesta; né la senatrice Stefania Pezzopane, né il vice presidente della regione on.le Giovanni Lolli, né il consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci. Nessuno insomma si indigna se, ancora oggi, si continua a ridere del terremoto dell’Aquila. Ma non finisce qui. Ci torneremo nuovamente sopra.
Peppe Vespa
Il pungiglione
Taccuino
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