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LE MANGANELLATE DI BERLUSCONI E... LE CAREZZE DI RENZI
stampa pagina 26 agosto 2015
Matteo Renzi tornerà all’Aquila tra un anno, per dirci a che punto sono i cantieri, i soldi ci sono, e sempre tra un anno conta di ripensare la burocrazia e un sistema più snello. I soldi ci sono di certo nella programmazione romana, ma non abbiamo alcuna certezza nei flussi di cassa, in altre parole, gli 80milioni di euro fissi al mese a cui puntava l’assessore Di Stefano, non li abbiamo ottenuti. E Renzi non ha detto nulla a proposito. Nel frattempo il meccanismo s’intasa di consulenze ed assistenza tecnica: 15milioni di euro nel 2012, 6milioni destinati lo scorso febbraio, più il milione che gestisce il Diset, per non meglio specificate consulenze, come quella affidata a Studiare Sviluppo srl per un piano di riorganizzazione delle emergenze nazionali.
Raniero Fabrizi, sostituto di Paolo Aielli all’Ufficio speciale, continua a nominare tecnici a go go, li avevano fatti fuori, rientrano dalla finestra, almeno 16, sempre a 40mila euro fino a fine dicembre 2016. Ci avevano detto che volevano tagliare le teste costose, per essere più efficaci ed operativi con la manovalanza tecnica sulle pratiche, ed invece si aggiunge anche un consulente giuridico condiviso col cratere, per cui torniamo al punto di partenza: ci succhiano soldi, ma anche su questo, Renzi e la politica nostrana, non spiegano come mai a fronte di tanta spesa, siamo sempre nella palude. Peraltro la corsia preferenziale sarà comunque l’aver già lavorato negli Uffici speciali o per il sisma del 2009, neanche il terremoto in Emilia, potrà farà curriculum. Torniamo quindi ai numeri, cioè ai risultati del nuovo sistema introdotto dalla Legge Barca. Raniero Fabrizi, in una sua stima ufficiale, ha dichiarato di poter chiudere 450 pratiche l’anno, fino al 2019 compreso, ma a scorrere l’undicesimo ed il dodicesimo elenco dei contributi, siamo lontani anni luce dallo scopo, basti dire che nell’ultimo elenco appunto, hanno chiuso solo 2 schede parametriche parte seconda e di altre 3, hanno chiesto le integrazioni. Dati che riguardano solo il centro storico, mentre fuori, quindi anche nelle frazioni, non c’è una sola scheda parametrica parte seconda chiusa. Intoppi pesantissimi e reali, ai quali Matteo Renzi non ha risposto, anche perché nessun amministratore, tra i tanti che ieri applaudivano, lo ha minimamente incalzato per tutelare la propria gente. La ricostruzione pubblica è all’anno zero, per non parlare dell’ingente patrimonio distrutto ancora dopo sei anni, secondo Renzi se ne riparlerà tra un anno, e chi sa, se nel frattempo qualcuno alzerà la testa, che non ci scapperà una scarica di manganellate, peccato solo che per la politica locale, praticamente il Pd, facevano male solo quelle di Berlusconi a Roma cinque anni fa.
Alessandra Cococcetta
Il pungiglione
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