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SOLO INTRA MOENIA
stampa pagina 27 agosto 2015
L’Aquila è il capoluogo d’Abruzzo sempre e non solo quando fa comodo. Dire che c’erano degli intrusi a protestare in città in occasione della visita di Renzi, perché provenienti da altre parti della Regione o d’Italia, e per motivi diversi dalla ricostruzione, significa proprio volere la morte cerebrale di questa città. E’ come se a Roma potessero manifestare solo i romani. Matteo Renzi è venuto su invito di D’Alfonso, Cialente neanche lo sapeva. Eppure il Pd nostrano, schierato come fa di solito nelle occasioni non gradite, spinge su una visione surreale dei fatti, come fossimo in una fiction. Uguale identica alla posizione stizzita verso i consiglieri comunali, quando contestarono il fatto che la sottosegretaria De Micheli non restò che pochi minuti, in una seduta straordinaria dedicata alla ricostruzione, anche in quel caso l’apparato non gradì: i loro non vanno attaccati mai. Ed anzi chi attacca, poi paga le conseguenze, perché la De Micheli non sarebbe più andata dopo l’onta subita, e perché ci siamo lasciati sfuggire l’occasione d’oro di Renzi. Anzi è andata fin troppo bene perché tornerà tra un anno. Sì tra un anno, non tra un mese. Va bene protestare a Lanciano o sulla costa per le cose “loro”, del mare “loro” e delle trivellazioni “loro” in Adriatico, che è pure “loro”, ma non qui, dentro le porte comandano gli aquilani, è un capoluogo d’Abruzzo, ma aquilano frà. Una parte dei cittadini crede davvero che il giro in centro storico di Renzi avrebbe potuto riaccendere i riflettori su L’Aquila, per cui nel tavolo tecnico, avrebbero affrontato in un paio d’ore il tema della ricostruzione, del personale, dei cantieri, della governance e della ripresa economica: ma quale film hanno visto? L’Aquila ha bisogno di aria fresca e non di tutta questa finzione, deve aprire all’esterno e confrontarsi sui grandi temi per puntare alla ripresa vera e da attrice protagonista che sa parlare, fare, interagire ed intercettare risorse, attenzione e strategie, e non come un’attricetta di quarta fila che s’accontenta della ribalta di un palco d’infima categoria come fa da sei anni ormai. Renzi non voleva affatto concentrarsi su L'Aquila, solo veloci accenni per ricondurre il filo del suo discorso al Mezzogiorno, alle infrastrutture e alle grandi sfide. Ragionamenti che la politica aquilana non mastica da decenni, non sa proprio di che parliamo, non riesce ad inserirsi, si sente come un pesce fuor d’acqua, se non si parla di frazionisti e fontanelle, di case private da ricostruire e pratiche da considerare, contributi a pioggia da dare a giro o peggio, sollecitare il rimborso di traslochi e danni ai beni mobili a turno all’ufficio preposto per foraggiare le clientele. E questo, chiude il cerchio delle strategie degli amministratori di questa città. Almeno della gran parte di chi ci governa da quasi un decennio.
Alessandra Cococcetta
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