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Regione

CINGHIALI, L'ASSESSORE PEPE CHIEDE INCONTRO AL MINISTRO DELL'AGRICOLTURA


stampa pagina 1 settembre 2015

Dino Pepe Dino Pepe

L'assessore all'Agricoltura, Dino Pepe, con una nota ufficiale, ha richiesto al Ministro delle Politiche Agricole Murizio Martina, l'attivazione di un tavolo tecnico per la revisione degli strumenti normativi attualmente vigenti in materia di gestione degli ungulati selvatici con particolare riguardo ai cinghiali. La normativa nazionale in materia risulta ormai obsoleta e si rende pertanto necessario l'avvio di una concertazione tra Regioni e Ministeri competenti al fine di adeguare detta normativa, con la finalità di garantire l'equilibrio "sostenibile" tra le popolazioni di fauna selvatica e il mantenimento delle coltivazioni agricole e le altre attività antropiche, nonché la giusta tutela della sicurezza e della incolumità pubblica. Purtroppo, in Abruzzo, l'elevata densità di animali selvatici (che ha ampliato il proprio areale con una grande adattabilità ai cambiamenti ambientali e climatici in corso), oltre che essere responsabile di ingenti danni alle produzioni agro-silvo-pastorali determina anche pericoli concreti alla pubblica incolumità con esiti, in alcuni casi, anche drammatici e con la perdita di vite umane. La Regione Abruzzo, nel bilancio di previsione 2015, pur ritenendo prioritaria la tutela delle produzioni agricole e non il mero indennizzo dei danni all'agricoltura, ha inteso, comunque, stanziare risorse specifiche al riguardo ma tali danni sono in aumento e specifici interventi come la caccia di selezione su tutte e quattro le province abruzzesi (pure inserita nel nuovo calendario venatorio 2015) e l'attivazione della microfiliera del cinghiale (nel nuovo P.S.R. 2014-2020), rappresentano un aiuto importante per contrastare tale fenomeno ma non del tutto sufficiente. Infine, al precipuo fine di rendere operativo il tavolo di confronto, è stato fornito un elenco di argomenti strategici su cui potrebbe essere orientata la concertazione: autonomia gestionale delle Regioni, per poter valutare ed implementare le strategie più opportune e funzionali al proprio assetto socio-economico e territoriale e per poter rivalutare tale patrimonio faunistico che dovrebbe costituire una risorsa del territorio anziché un problema; distinzione tra l'esercizio dell'attività venatoria e quella di controllo; possibilità per le Regioni di ampliare i periodi di caccia di alcune specie di selvatici, in particolare degli ungulati, in presenza di esigenze riscontrate dall?OFR o dall'ISPRA; aumento del numero di giornate di caccia settimanali per gli ungulati ed altre specie molto dannose; controllo, prevenzione e risarcimento dei danni sia nelle aree a gestione programmata della caccia sia all'interno delle aree ove l'esercizio venatorio è vietato; per queste ultime andrebbe previsto la possibilità di ricorrere ad uno specifico atto autorizzativo rilasciato da un'autorità esterna all'Ente Parco stesso (Presidente della Giunta Regionale ? Prefetto competente per territorio - Sindaco); possibilità per le Regioni di avvalersi del parere tecnico-scientifico dell'Osservatorio Faunistico Regionale (se ne sono dotate) per il monitoraggio delle specie e la definizione degli interventi da realizzare sul territorio al fine di garantire l'equilibrio; avvio dell'attività venatoria nelle aree contigue ai Parchi con una modulazione della pressione venatoria; affidamento alle Regioni della gestione della fauna selvatica nelle aree contigue ai Parchi con appositi regolamenti; maggiore coordinamento tra le diverse realtà istituzionali preposte alla gestione della pianificazione faunistico-venatoria e delle aree protette (Regione-Enti Parco) e quelle invece preposte alla gestione dell'attività venatoria e del territorio a caccia programmata (Associazioni Professionali Agricole, Associazioni venatorie, Ambiti Territoriali di Caccia).




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