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Comune

UNIVERSITA’: L’EX RETTORE TRAMITE IL SINDACATO CISL INTIMIDISCE UN DIPENDENTE CHE VUOLE TRASFERIRSI DAL SUO DIPARTIMENTO


stampa pagina 10 settembre 2015

Di Orio

Vicenda kafkiana e arroganza del potere. Solo così può essere commentato ciò che è successo in questi giorni in uno dei due dipartimenti medici dell’Ateneo, il MESVA feudo dell’ex rettore Ferdinando Di Orio e della sua fedelissima Maria Grazia Cifone.
Un impiegato di livello C della segreteria MESVA, O.C., chiede all’amministrazione di poter essere assegnato ad un altro ufficio per difficoltà lavorative e incompatibilità con il responsabile dell’Ufficio, P.B., ex consigliere d’amministrazione e braccio esecutivi di Di Orio e Cifone, e con la stessa direttrice. Valutando la gravità della situazione l’Amministrazione dell’Ateneo molto opportunamente dispone il trasferimento ad altro ufficio. Ma a questo punto scatta la rabbiosa reazione della direttrice Cifone e dell’ex rettore Di Orio; la prima non manca in ogni sede di lagnarsi di presunti attentati al funzionamento del suo dipartimento, e inopinatamente, senza averne alcun titolo, il secondo scrive una veemente mail alla segreteria locale della CISL Università (sindacato cui ill dipendente in questione è iscritto) chiedendo in sostanza che il sindacato si adoperi con ogni mezzo per l’annullamento del trasferimento e per tutelare il dipartimento a suo dire penalizzato.
Come da copione, il segretario della CISL Università di ateneo, prof. Silvio Romano – peraltro un professore di cardiologia dello stesso MESVA e stretto collaboratore della Cifone e della presidente del consiglio didattico di medicina Maria Penco – è più realista del re, e si attiva addirittura presso la sede nazionale del sindacato perché autorevoli esponenti vengano di persona all’Aquila per un “incontro chiarificatore” volto evidentemente il dipendente ribelle a rientrare nei ranghi senza fare troppe storie.
A questo punto, il povero dipendente, sentendosi giustamente messo sotto processo e minacciato, scrive una dignitosa lettera a Di Orio e a Romano in cui li invita a desistere da altre iniziative e riservandosi a tutela di adire le vie legali. Una vicenda inquietante, in cui personaggi autorevoli e potenti (Di Orio è ancora presidente della Fondazione) arrivano a minacciare un semplice dipendente perché osa chiedere un trasferimento a loro sgradito per ragioni di potere. Il dipendente, che ci pervenire la documentazione, è apparso molto provato, e sotto pressione per un ambiente lavorativo ostile e governato da questa pesante cappa di ferro e di omrtà. Lo stesso ambiente, è purtroppo il caso di ricordare amaramente, in cui solo un anno fa un altro dipendente della stessa segreteria deve aver forse percepito sensazioni analoghe, arrivando come è tristemente noto a gesti estremi e irreparabili.
Ci si chiede: che interessa ha l’ex rettore ed ex senatore Di Orio ad adottare comportamenti così poco adeguati al suo status? E non è nemmeno la prima ingerenza: a fine luglio l’ex rettore scrive una durissima lettera ai professori del Mesva, usando inusitati toni da “boia chi molla” e scagliando oscuri anatemi contro docenti pronti a cambiare casacca per posizioni accademiche o avanzamenti di carriera. E poi, perché usare il sindacato come una fionda contro i dipendenti per sostenere giochetti di potere accademico? Ai più, queste intemperanza sono apparse segni di insicurezza legati alla pressione giudiziaria che il Di Orio deve sostenere (3 processi in atto e un rinvio a giudizio). Rimane tuttavia la sgradevole sensazione dell’arroganza del potere contro le persone più deboli.

 

Peppe Vespa




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