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PERILLI (PRC), NON VUOLE IL REFERENDUM CONSULTIVO SUL GRAN SASSO
stampa pagina 18 settembre 2015
E’ molto scorretto, organizzare una petizione per raccogliere firme per salvaguardare i confini sic, cioè le aree protette del Parco nazionale del Gran Sasso, quando già da qualche settimana un comitato spontaneo vorrebbe tra le altre proposte ridurli, non dopo aver sentito l’opinione della comunità con un referendum consultivo. Ed è proprio questo il punto. Il comitato, che fa capo a Luigi Faccia con Gianluca Museo e Fausto Tatone si documenta da mesi, per capire normative europee, politiche dell’ente Parco e risultati raggiunti, volendoli così confrontare con le aspettative di un territorio, dove molti operatori che ci campano, vorrebbero un minimo di sviluppo. E comunque andrà è una mossa di vera partecipazione popolare, per cui dovranno raccogliere 5mila firme e per la prima volta nella storia di questo Comune, daranno vita ad un referendum consultivo, previsto dallo Statuto comunale, ma mai utilizzato. Quale strumento partecipativo migliore, per coinvolgere gli aquilani sulla loro montagna? Penserebbe qualsiasi umano abituato a rispettare gli altri, nell’attesa del responso sancito dalla comunità, che muoverà di conseguenza il comitato promotore #Save Gran Sasso. Al contrario Enrico Perilli, che ha ingaggiato una guerra santa contro queste aspettative, invece di attendere serenamente il risultato, organizza una contro petizione che va contro quel referendum a prescindere. Credo che la mossa sia pesantemente scorretta e vada stigmatizzata in ogni sede, stupiscono poi le modalità del consigliere per cui parla molto di partecipazione, ma poi quando quelle parole le dovrebbe riempire, favorendo un processo libertario e democraticamente promosso, siccome non “gli” piace, gli va contro. Da qualche ora s’è poi “materializzata” in rete un’altra petizione, falsa, che chiede a nome del sindaco Cialente e del Presidente D’Alfonso, le stesse firme per proteggere i confini dell’area Parco. Un falso gravissimo su cui è bene che la Polizia postale apra un fascicolo e indaghi, così da rintracciarne i veri responsabili e assicurarli alla giustizia, per il resto credo sia altamente lesivo di un processo democratico l’atteggiamento di Enrico Perilli, evidentemente incapace, di rispettare i risultati di una consultazione popolare.
Ale.c.
Il pungiglione
Taccuino
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