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PROGETTO CASE, LA DIRIGENTE DE PAULIS: “STACCO IL GAS A TUTTI”
stampa pagina 22 settembre 2015
Sulla brutta gatta da pelare della gestione del Progetto case e Map, la dirigente incaricata Enrica De Paulis è stata un fiume in piena. Doveva spiegare ai commissari il perché di una transazione capestro, quella che farà pagare alle casse del Comune oltre 9milioni di euro di debito, per consumi non pagati nel Progetto case e Map, per cui messa alle strette s’è sfogata. “Le banche cominciano un martellamento pesantissimo” riferendosi alla cessione del credito sui morosi dell’Enelgas alla Banca Sistema spa, dimenticando che un piano di rientro Enelgas l’aveva accettato, ma le rate di circa 330mila euro mensili, non sono state pagate, ed eccoci qui. “Con i cambi di piastre – ha proseguito – è difficile capire chi deve cosa e fino a quando, nel 2011 doveva pagare la Protezione civile”. Altro buco nero, perché nella delibera della transazione, è agli atti che la Protezione civile il 30 marzo del 2010 informò Enel Energia del subentro del Comune nella proprietà e gestione del Progetto case, invitando l’operatore a fare le volture a decorrere dal primo aprile 2010. A quella nota, il Comune non s’è mai opposto, quindi dobbiamo pagare anche quei consumi: lo hanno calcolato? Perché anche su questo, la transazione è più che nebulosa. “Le banche minacciavano i pignoramenti in continuazione – ha detto – abbiamo iniziato una trattativa su interessi e rate ed era l’unica alternativa”. Ma la confusione è totale. Perché nella delibera transattiva, eravamo nel luglio scorso, dicono di aver già perseguito i morosi, ma in realtà solo a settembre, Cialente decide di affidare ad una società specializzata il recupero crediti: con quali soldi pagheremo quelle rate? Conoscono i nomi dei morosi uno ad uno? La De Paulis ha sparato somme come se non fossero fatti suoi “abbiamo iscritto sedici milioni di euro in bilancio” è la sua cifra, ma non abbiamo ben compreso di cosa parlasse, mentre ha quantificato in 25milioni e mezzo di euro il totale dei consumi dell’emergenza. “Abbiamo inviato 5.500 solleciti, il 30% torna indietro perché tolgono i nomi dalle cassette della posta, poi siamo passati ai notificatori e agli sgomberi, con una campagna mediatica contro: stacco il gas a tutti” ha cercato di reagire, raccontando come il 60% dei contabilizzatori sia manomesso “mentre sul 40% che funziona, quindi gli inviamo i consumi, sono morosi totali”. “Ce la stiamo mettendo tutta” tentava di far comprendere sfinita “ci sono i mille alloggi dell’Ater dove la percentuale di morosità è altissima, gestiamo il tutto con 30 persone per 4.500 alloggi”, lasciando intendere che l’Ater potrebbe sostenere questa gestione, ma non si possono distinguere gli sfollati Ater da quelli delle villette, gli sfollati sono sfollati, e le regole sono regole. “Altri alloggi, circa 700 non hanno disponibilità economiche” sono probabili fragilità sociali “ma anche a loro taglieremo il gas” ha concluso la dirigente, e ancor oggi non sanno esattamente quantificare le fragilità sociali da salvaguardare. Secondo la proposta di Ettore Di Cesare e Vittorini di ieri, si potrebbe allargare il baratto amministrativo anche alle morosità, per cui chi è moroso, ma aspetta i rimborsi per traslochi o beni danneggiati, potrebbe compensare anche in questo modo, bella idea, se solo sapessero incrociare i dati, e sulle banche dati c’è da stendere un velo pietoso. Ultimo aneddoto, la rassicurazione che tempo fa mi diede il ragioniere capo Giannangeli, per cui a fronte delle morosità e della transazione da onorare, a detta del dirigente, c’è il nuovo fondo rischi che la legge impone per fronteggiare eventuali debiti insoluti, certo che c’è, peccato che quel fondo non sia rimpinguato dalle sanzioni elevate all’incapacità di certa dirigenza, per esempio, ma sempre dai sacrifici degli aquilani. Torniamo quindi al punto di partenza, quello di un non ritorno economico e finanziario.
Ale.c.
Il pungiglione
Taccuino
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