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PIROZZOLO PARLA DI UN MODUS OPERANDI AQUILANO
stampa pagina 20 ottobre 2015
Quando Patrizia Del Principe non passò gli orali, per il concorso da direttrice all’ex Onpi, che secondo l’inchiesta giudiziaria in corso per corruzione, avrebbe dovuto truccare il segretario generale Carlo Pirozzolo, in cambio di una consulenza professionale a Daniela Valenza nell’ente, quella stessa sera passò all’ufficio del segretario. “A dirmene di tutte a non bastare”, ha spiegato Pirozzolo al Gip Guendalina Buccella “dopodiché è uscita lei ed è entrato anche il figlio. Il quale voleva spiegazioni da me”. “Dico: “Io a lei non devo dare nessuna spiegazione, parlano i verbali. Mi sono meravigliato tantissimo di questa cosa. E’ un modus qui di agire che a me spaventa”. Riportiamo alla lettera, le dichiarazioni rese al giudice da Pirozzolo, perché ognuno possa farsi la propria idea. Un segretario generale di un Comune terremotato, capo dell’anti corruzione e garante della legittimità dell’operato di un ente, non può esprimersi in questi termini: a cosa si riferiva? Qual è questo modo di agire qui, è contrario ad ogni norma? E come mai non ha mai denunciato nulla, nel suo delicatissimo ruolo? In realtà Pirozzolo negando ogni addebito a suo carico, ha continuato a ripetere che non aveva rapporti con nessuno, che non conosce nessuno e che non sa niente di nessuno, “faccio una vita monacale, molto lontana e distante dal territorio – ha spiegato – e da questi contesti”. Anche fosse, gli ha contestato il giudice Buccella “se io vado a fare un concorso e non ho rassicurazioni da nessuno, poi perché me la prendo così tanto con quello che mi ha bocciato?”. Ragionevolissimo interrogativo, al quale Pirozzolo ha risposto con parole ancora più inquietanti: “evidentemente il clima qui all’Aquila, ed il modus operandi, cioè del passato, ha creato questo approccio culturale da parte di queste persone. E loro veramente pensano che le istituzioni si possano piegare ad invict (?) o è…..di Tizio e Caio”. Il segretario generale fa delle accuse ben precise da cui Massimo Cialente non ha inteso prendere le distanze: forse perché conosce questo modus operandi, per cui la gente che non vince i concorsi va negli uffici dei dirigenti a prenderli di petto? Non credo che facciano bene alla città queste mezze verità, che invece di rilanciare l’operato pubblico nella massima trasparenza, lo annegano nell’abisso di una palude senza ritorno. Anche perché lo stesso Trifuoggi, disse che almeno il concorso della Del Principe, doveva essere vero. Evidentemente le altre selezioni pubbliche non lo sono state e questa rete di silenzio che stringe la politica con la dirigenza fa pensare al peggio. Trifuoggi in un’intervista al Tg regionale della Rai, s’è detto oggi sorpreso di come la città non reagisca in alcun modo alle inchieste in corso, soprattutto le classi sociali più avvantaggiate. Al contrario ce lo spiegano benissimo, almeno in parte, queste maglie strettissime che legano in un patto di ferro politica ed apici amministrativi, in una gestione delle assunzioni e della macchina pubblica tutt’altro che limpida.
Alessandra Cococcetta
Il pungiglione
Taccuino
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