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UNA PERQUISIZIONE DELLA GdF IN CASA CIALENTE. MA IL SINDACO SI DICHIARA INNOCENTE: SE C’ERA….DORMIVA!


stampa pagina 26 ottobre 2015

Cialente, Pirozzolo e Cardella

Sono in molti a giurare di aver visto in questi giorni un Cialente preoccupato per quanto gli potrebbe accadere. È vero relativamente. Lo è stato in un primo tempo, immediatamente dopo l’inchiesta della GdF, con scrupolosissima perquisizione nella sua mega-villa. Cosa cercava la Guardia di Finanza? Una documentazione sul “concordato” di 6/7 milioni di euro da pagare alla CGRT di Eliseo Iannini per i lavori della “famosa” metropolitana di superficie, e/o “carteggi” sulla ristrutturazione (prima) e post sisma della sua lussuosissima magione? Chi avrà la pazienza di aspettare la relazione degli ispettori del CSM (Consiglio Superiore della Magistratura) avrà modo di vederlo. Perché non può essere che dopo un esposto così circostanziato, il CSM non disponga un’ispezione negli uffici della Procura aquilana. Ci troveremmo nel bel mezzo di una dittatura di staliniana memoria. E questo non vogliamo crederlo. Ed invece il mio esposto al CSM, deve averlo veramente preoccupato. 
Lo credereste voi, cari lettori, un Cialente che se ne sta buono buono dopo la mia lettera di denuncia? Se fosse stato innocente come un agnellino da latte, come spesso vuol mettere a credere, avrebbe dato in escandescenze ed avrebbe immediatamente querelato “quel delinquente di Vespa” inondando la città con manifesti e comunicati stampa a mitraglia. Ed invece…è stato fermo e zitto. Come ju ruspu alle sassate. 
Tutt’insieme però, siamo al 24 ottobre, esce un suo lunghissimo intervento nel quale “il nostro” appare molto ringalluzzito. Cosa significa? Che dal palazzaccio di Via XX Settembre sono arrivate ulteriori rassicurazioni? Che Cialente è tornato ad essere un intoccabile? Non mi meraviglierebbe più di tanto.
Questa città è governata da una cupola nella quale chi ha le mazze, agisce senza scrupoli e come meglio crede perché coperto dai poteri forti. Una cupola che tutto gestisce, dagli affari agli appalti, dal sociale alla cul-tura e da questo, il voto di scambio che garantisce la rielezione ed il potere. Tutto gestito con la compartecipazione di alcuni assessori, (alcuni consiglieri, anche di minoranza, venduti, in cambio delle mollichine) e dirigenti (spesso) ricattati, perché di nomina fiduciaria e non vincitori di concorso. Cialente in questo è bravissimo, anche confermando l’incarico oltre il consentito, per di più, nei posti chiave. I dirigenti Del Principe, Santoro, De Paulis, Aniceti, ne sono alcuni esempi. L’ing. Mario Di Gregorio è un caso atipico e lo tratteremo in separata sede. Un caso emblematico è “il sociale”, gestito prima dalla Del Principe e poi dall’Aniceti. Sarebbe troppo lungo entrare nel merito delle loro gestioni.

C’è poi la delicata posizione dell’Avv. Domenico De Nardis che oltre a dirigere l’Ufficio Legale del Comune, appare come colui che con i suoi “pareri”, scritti in latino, incomprensibili ai più, salva ogni situazione “difficile” nella quale Cialente viene spesso a trovarsi. Evidentemente avrà il proprio tornaconto, pur essendo un dirigente apicale, chiamato spesso per i suoi delicatissimi pareri, non viene minimamente sfiorato da provvedimenti amministrativi, nemmeno quando è stato inquisito per la vicenda dei MAR o per il rinvio a giudizio con l’accusa di falso e calunnia, per la vicenda Maggitti. Due pesi e due misure? Per molto meno l’ex assessore Riga fu costretto a dimettersi, Mario Di Gregorio fu prima sospeso dal servizio e poi declassato da dirigente incaricato a funzionario, sino ad arrivare a Carlo Pirozzolo e a Patrizia Del Principe.
Anche sul “distacco” dell’Avv. Daniela Valenza, precaria all’Avvocatura comunale, c’è da riflettere: è stata infatti sufficiente una sua “determina dirigenziale”, che ha addirittura costituito un fantomatico ufficio interno, per i contenziosi del sisma. Ma il Regolamento interno, che ha forza di legge, dice che bisogna vincere un concorso da avvocato per entrare nell’Avvocatura e non è accaduto nulla di tutto ciò. C’è poi un suo parere favorevole (contro il parere di tutti), per il rinnovo illegittimo dei 56 precari con contratto scaduto, parere che non scongiurerebbe affatto il danno erariale all’ente e infatti, nonostante “l’impegno” non ne escono.
Ma di cose strane su De Nardis ne accadono più d’una, anche se non illegittime sono però inopportune e sarebbero quindi da evitare. La Procura della Repubblica e l’Albo degli Avvocati dovrebbero su questo prendere posizione. Nella gran parte dei processi che vede in fazione opposta il Comune ed un cittadino che fa causa al Comune, si notano nelle rispettive rappresentanze legali de Nardis dalla parte pubblica e il fratello a difendere il privato. E’ facile comprendere quanto appassionate possano essere le due posizioni.
Come non è possibile che l’Avv. Carlo Benedetti (nella sua qualità di presidente del Consiglio (super partes) difenda nei processi penali Massimo Cialente (nella sua qualità di sindaco-amministratore) quando poi eventualmente, nei confronti del sindaco condannato, l’Amministrazione Comunale si potrebbe costituire parte civile per eventuali danni subiti. Sulla vicenda Pirozzolo Del Principe, se il Comune volesse costituirsi parte civile, come si metterebbe Benedetti? E come la metterebbe Benedetti che difende Pirozzolo, in un’eventuale costituzione di parte civile del Comune, rappresentato dall’Avv. De Nardis? Non c’è incompatibilità, ma la questione d’opportunità del doppio ruolo non è certo da trascurare.
Ma, tornando a Cialente ed alle sue… “preoccupazioni”. Cialente non è affatto preoccupato di tutte le inchieste che comunque lo vedono coinvolto. Perché tutto è avvenuto sotto i suoi occhi. Ed allora, due sono le cose: o è un grande ingenuo e se c’era dormiva, oppure…. Oppure.
Saranno il CSM, la Procura della Corte dei Conti e la magistratura ordinaria a dover chiarire ogni aspetto, oltre a capire chi tutelerà l’anti corruzione dentro l’amministrazione, vista l’inchiesta che ne ha travolto il capo, l’Avv. Carlo Pirozzolo.

 

Peppe Vespa




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