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LA SPECULAZIONE EDILIZIA E’ NEL DNA DEL CAPOLUOGO
stampa pagina 30 ottobre 2015
Domani, Milano chiude Expo, e dovrà dare una nuova vita urbanistica a più di un milione di metri quadri di area espositiva. I padiglioni saranno smontati, alcuni riciclati, altri rimontati nei rispettivi Paesi, qualcosa resterà a Milano, devono capire dove. L’università avrebbe un qualche interesse a quella distesa per le esigenze dell’ateneo, ma dovrà essere una pianificazione urbanistica a tutti gli effetti e in realtà non hanno ancora pensato a cosa ne sarà. Rischiano l’abbandono, anche perché bisogna ponderare i costi altissimi di una gestione futura in zona Fiera, a Rho, ed è un ragionamento tutto da impostare. Milano è una città viva, una vera capitale europea, vivibilissima e con tante idee che in pochi anni hanno riqualificato intere aree, come piazza Gae Aulenti in zona Porta Nuova, nel centro direzionale del capoluogo, dove un buon progetto architettonico dell’argentino Cesar Pelli, s’è subito integrato col preesistente, ed è vivo, la Settimana della Moda ha già spostato importanti eventi in quell’area. Parliamo di una piazza inaugurata nel 2012, intitolata all’urbanista Gae Aulenti, per un progetto complesso di riqualificazione, promosso da Unicredit, iniziato nel 2009. Non è stato fatto cent’anni fa, significa quindi che cose urbanisticamente importanti e di qualità, possono essere realizzate anche ai giorni nostri. E l’interrogativo è sempre lo stesso: perché all’Aquila non è stato fattibile? Sono stati spesi in questa città almeno 4miliardi di euro in sei anni, ma non abbiamo in mano nulla di significativo, se non periferie rifatte esattamente com’erano. In vista c’è il nuovo Piano regolatore, forse sarà pronto tra un paio d’anni, Cialente governa la città di quasi un decennio ormai, ma solo tra un biennio, confezionerà il nuovo strumento che andrà a sostituire l’altro del 1975. Dopo un terremoto devastante. Con l’aggravante che i termini della discussione restano edilizi e speculativi, perché qui, vogliono ancora costruire. Nonostante il vecchio Prg fosse già sovradimensionato rispetto alla popolazione. Riqualificazione urbanistica, come può essere Porta Nuova a Milano, riuso delle strutture abbandonate, ed una nuova connessione tra i 19 nuovi quartieri e la città già disgregata nei decenni scorsi non sono temi all’ordine del giorno, se non un libro dei sogni strapagato agli urbanisti d’apparato, nel documento preliminare in via d’approvazione. L’Aquila come il resto del paese è stata selvaggiamente aggredita da speculazioni urbanistiche, ed un sisma distruttivo come quello del 6 aprile 2009 non l’ha cambiata, perché offrirà alloggi per 50mila abitanti in più, senza avere residenti, con l’unica spinta vera che ha nel dna: continuare a speculare. Non ha di certo aiutato una Giunta di poche pretese e piccole visioni, chiusa anche ai contributi di buone menti, che avrebbero potuto consigliarci una via vera. Qui l’ottimismo, è quello di un Sindaco sereno per un taglio di un nastro o del rientro di un negozio, uno, in centro storico, ma dopo quasi sette anni è preferibile un sanissimo e concreto pessimismo.
Alessandra Cococcetta
Il pungiglione
Taccuino
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