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AI SALESIANI RADDOPPIARONO LE STRUTTURE CON UNA VARIANTE URBANISTICA DI ROUTINE
stampa pagina 12 novembre 2015
Il 19 gennaio 2012, Cialente ed il suo delegato all’Urbanistica Roberto Riga, portarono al voto del Consiglio la proposta a costruire in deroga al Prg a favore dell’Opera Salesiana, per un nuovo edificio da destinare a servizi. Per il primo cittadino un “semplice” atto di routine, così definisce le varianti urbanistiche, che dopo il sisma hanno finito di saccheggiare un territorio già duramente provato dagli anni settanta, dai 19 nuovi quartieri del Progetto case e Map che hanno mangiato la gran parte dei terreni agricoli e quindi la speculazione ai Salesiani, ai quali hanno consentito di costruire su verde pubblico attrezzato 200 mq, su un lotto di 2mila metri quadrati, il 10% di edificato quando solo qualche mese fa, con la delibera che ha normato le aree bianche, hanno concesso a tutti uno 0.04, con cui l’Opera Salesiana avrebbe potuto fare al massimo una sala di 30 mq. E invece no. Cialente e Riga hanno raddoppiato le loro disponibilità edilizie in nome di un interesse pubblico, salvo poi far pagare allo Stato i lavori per la vecchia struttura di 1.400 mq danneggiata dal sisma, come fosse una casa privata. 28milioni e mezzo di euro anziché 80mila euro, ed è su questo che insiste l’inchiesta per corruzione che ha portato all’arresto dell’allora assessore all’Urbanistica Riga e dell’imprenditore Mancini, che con il permesso a costruire in deroga dei 200 mq. avrebbe avuto già in tasca l’assicurazione dall’assessore di poter fare il resto. C’è più d’un corto circuito, anche per la leggerezza con cui l’Ufficio speciale istruì la pratica, e con cui il dirigente Fabrizi firmò la liquidazione di 28milioni e mezzo di euro invece che 80mila euro. La mancanza di regole urbanistiche certe e di un nuovo Piano regolatore ha consentito con l’atto di “routine” che si consumasse, stando alle accuse, l’episodio corruttivo. Sciomenta in Consiglio parlò di “arricchimento” “di queste proposte ne abbiamo approvate a iosa di carattere pubblico” commentò “e guarda caso tutte su terreni di proprietà o della Curia o di altre associazioni, le chiamo, per non dire di più”. “Molta gente aspetta per le zone verdi che non vengono normate – notò il consigliere Ludovici - e questa viene normata, non ho capito il motivo”. Alludendo al fatto che non trovavano la quadra sulle aree bianche, per la normazione delle quali è intervenuta più volte la Corte dei Conti, e su questa, raddoppiando peraltro le disponibilità, sì. De Rubeis così si espresse “dopo via Amiternum seguitano a chiedere dei nuovi insediamenti senza però che ad oggi tutto il complesso dei Salesiani, l’oratorio e lo stesso collegio abbiano pensato a metterlo in riparazione”. “Purtroppo il Piano regolatore che in questa città si attende non si fa e non si farà, perché evidentemente a qualcuno conviene” dichiarò Di Luzio, e a Cialente va benissimo questa “routine”. Quindi l’intervento del consigliere Francesco Valentini “non comprendo le motivazioni per cui le proposte di delibera di provenienza ecclesiastica arrivano in Consiglio in tempo reale, e molte altre proposte che riguardano la socialità del nostro territorio, sono ferme negli uffici dell’urbanistica”. Ed ancora oggi sono ferme, si vede che quella non è “routine”. “Ritengo che si possa ritenere questa proposta più come una speculazione edilizia che come un interesse collettivo – concluse - così com’è stato per la Casa dello Studente della Regione Lombardia e per molte altre addivenute in quest’assise in tempo reale”. Quella delibera ottenne la variante con la scusa di un interesse pubblico, che all’Ufficio speciale è diventato privato perché indennizzata come prima abitazione, consentendo una presunta truffa ai danni delle casse pubbliche pari a 28milioni 420mila euro. Quella delibera di “routine” passò con 21 voti favorevoli, cinque contrari e tre astenuti.
Alessandra Cococcetta
Il pungiglione
Taccuino
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