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ANTICORRUZIONE IN UN COMUNE TERREMOTATO: IN MANO A CHI SIAMO?
stampa pagina 13 novembre 2015
Il segretario generale Carlo Pirozzolo, resta indagato per l’articolo 353 bis del codice penale che testualmente recita: “Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque con violenza o minaccia, o con doni, promesse, collusioni o altri mezzi fraudolenti, turba il procedimento amministrativo diretto a stabilire il contenuto del bando o di altro atto equipollente al fine di condizionare le modalità di scelta del contraente da parte della pubblica amministrazione è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni e con la multa da euro 103 a euro 1.032”. Massimo Cialente ci va giù leggero come sempre, quando gli fa comodo, e bando alle ciance penali “assolve” Pirozzolo, che non è stato ancora assolto, ma è stato solo visto come un soggetto non pericoloso. E così Carlo Pirozzolo, da indagato, dovrebbe tornare a guidare l’anticorruzione al Comune dell’Aquila. Con quale faccia Cialente, chiede a Roma regole e trasparenza, dopo quasi sette anni peraltro, sulla ricostruzione privata? E’ questa la limpidezza che aveva promesso agli aquilani? E’ questo che avevano garantito le forze di centro sinistra alla città nel 2012? Credo proprio di no, vediamo oggi un gran minestrone di amministratori di maggioranza che non sanno più con chi stanno, ma là restano, tutti, come i rospi alle sassate, attaccati con la colla alla poltrona. Dal 14 giugno 2015 è in vigore la nuova legge sull’anticorruzione, per contrastare i fenomeni corruttivi all’interno della Pubblica amministrazione sempre più diffusi: ne ha mai sentito parlare Massimo Cialente? La nuova norma inasprisce le pene per reati quali il peculato, la corruzione e la corruzione in atti giudiziari e l’induzione indebita, inoltre il pm informa l’Anac, la nuova Autorità dell’Anticorruzione, quando indaga per delitti relativi a comportamenti corruttivi contro la P.A. informando il vertice, Cantone, dei soggetti su cui s’indaga. E ciò è avvenuto a tutti gli effetti: come fa Cialente a gioire quando il vertice amministrativo dell’ente, che lui ha voluto a capo dell’anticorruzione, ha l’ombra dell’indagine che oscura il suo operato ed una città intera? Come fa a garantire la prevenzione dentro l’ente, se la magistratura ancora non chiarisce ogni responsabilità? L’atteggiamento del Sindaco è troppo comodo e chi sa che non dipenda da quel passaggio giudiziario, riportato oggi dal Centro, per il quale la Del Principe ebbe delle pressioni per quella consulenza, anche da Cialente e da un non meglio identificato avvocato. Le questioni sono ancora tutte da capire, un Comune terremotato non può permettersi ombre, Cialente gliene getta su in continuazione, con le inchieste sempre più diffuse che travolgono gente di fiducia e della sua Giunta e il silenzio del suo partito e della sua maggioranza sono davvero allucinanti. Un Berlusconi qualunque lo avrebbero fatto a pezzi da tempo per meno.
Alessandra Cococcetta
Il pungiglione
Taccuino
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