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DALLA TRUFFA DELLE MACERIE A CARLO PIROZZOLO
stampa pagina 16 novembre 2015
Il “sistema L’Aquila” c’è e Cialente ne è il degno rappresentante. Ed è ridicolo che ci sia ancora qualcuno che chiede “Un tavolo per la legalità”, la Procura che parla di mancanza di “Enti di controllo tecnico” e addirittura si arriva a firmare, per il restauro di Collemaggio, un “Protocollo contro le infiltrazioni criminali”. È tutta retorica che serve solo a nascondere l’incapacità degli uomini delle Istituzioni, se non la loro connivenza, con i privilegi, il malaffare, gli appalti truccati, le aste taroccate, i favoritismi, le coperture (anche giudiziarie), la legge dei due pesi e delle due misure, come spesso è accaduto ed accade in questa città, che prima aveva una morale ed una cultura che la distinguevano in Italia e nel mondo, nel mentre ora, nel post sisma, è diventata corrotta e senza cultura.
Non serve cercare alibi, come non servono altre sovrastrutture, tavoli e commissioni di studio, ce ne sono già tante, troppe. Esistono già le leggi ed i regolamenti dello Stato, come esiste il “Codice degli Appalti” per le opere pubbliche. Basta rispettarli. Esiste già la Direzione Distrettuale Antimafia ed i vari “garanti” della legalità. “Non rubare” lo prescrive la legge ed un Comandamento divino, lo dicono continuamente i genitori accorti e lo ripetono i docenti nelle scuole. Non serve altro.
Serve una Giustizia giusta che all’occorrenza, sappia anche punire con fermezza. Ora, dopo circa 7 anni c’è chi vuole “chiudere i cancelli della stalla dopo che i buoi sono fuggiti”. Ci si doveva pensare prima, quando appena il terremoto, il sindaco Cialente con l’assessore Moroni, il dirigente del settore ambiente e l’allora Segretario generale del Comune, affidarono senza gara e senza la minima comparazione dei prezzi, “la rimozione delle macerie derivanti da crolli e demolizioni connessi al sisma”, a trattativa privata e con una semplice stretta di mano. Circa 100milioni di euro dati alla ditta T&P srl (ex Teges). Cialente&Company, hanno preso il Codice degli Appalti e lo hanno gettato nel secchio della spazzatura, e con una delibera di Giunta, la n. 154 del 12 giugno 2009, cioè con un atto squisitamente politico, hanno affidato direttamente la commessa. Ed è appena il caso di ricordare che sia il Coordinatore della Direzione operativa Comando e Controllo De Bernardinis, sia il vice commissario Prefetto Gabrielli, pur essendone a conoscenza, evitarono di intervenire. Bene: Anzi male…malissimo, nonostante i nostri numerosi articoli ed una dettagliata denuncia dell’associazione culturale “Immota manet”, la Procura aquilana ritenne di archiviare ogni cosa. In ogni altra Procura d’Italia sarebbero scattate le manette. Da allora è iniziato il Far West: opere provvisionali (puntellamenti) affidati direttamente, senza progetti e senza computi metrici, esclusivamente alle imprese contenute in una lista delle “magnifiche 32”, forniture di pasti senza gara e senza controlli; centinaia di migliaia di euro che lo Stato ha stanziato per il terremoto spalmati sui conti degli amici degli amici e dei compagni di merende. E la Procura cosa faceva?
Ora si vuole costituire una Banca Dati contro il malaffare, voluto proprio dalla Procura antimafia. Siamo in netto ritardo, anche se di mafia all’Aquila ne è approdata ben poca. Perché esiste in città una cupola più forte di quella esterna. Una cupola che tutto gestisce: dagli appalti alle forniture, dai concorsi truccati alle assunzioni di favore, dalle concessioni edilizie, alle licenze commerciali. Spesso favori concessi come voto di scambio. Il “sistema L’Aquila” esiste ed ogni giorno, in varie occasioni, ne abbiamo la prova.
Si vuole istituire, oggi, un “Ente di Controllo Tecnico”, ma non era quello che faceva il vecchio “Comitato di Controllo”? Ma non è quello che avrebbe dovuto fare Il Segretario Generale Carlo Pirozzolo, che dovrebbe essere il garante della legittimità, della trasparenza amministrativa e del rispetto delle regole?
Il “nostro” Carlo Pirozzolo non è lo stesso che è imputato del reato di cui all’Art. 353 bis, c.p. con conseguente misura interdittiva (sospensione dai pubblici uffici)? E non è lo stesso Carlo Pirozzolo al quale, la camera di consiglio del Tribunale dell’Aquila, ha annullato l’ordinanza solo nella parte in cui era stata applicata a Piroccolo Carlo, la misura della sospensione dall’esercizio del pubblico ufficio?
Non sono un giurista né un avvocato, ma la sentenza emessa dalla Corte aquilana, contrasta con una recentissima sentenza della Corte di Cassazione che ritiene l’art. 353 bis, c.p, un “reato di pericolo”, la cui conseguente “sospensione dal pubblico ufficio”, non dovrebbe affatto essere annullata.
Il grido d’allarme e di maggior controllo ora invocato, contrasta con tutta una serie di comportamenti che questa Procura ha avuto nei confronti dei soliti potenti della Casta aquilana.
Non si può infatti da una parte invocare misure più restrittive e di controllo, e dall’altra essere indulgenti con chi commette reati ed è indagato per gravi reati contro la pubblica amministrazione.
Così come, se la Procura aquilana avesse colpito in modo esemplare, invece dell’archiviazione, il sindaco Cialente per la scandalosa vicenda delle macerie, a questo punto della ricostruzione, forse, molti reati non sarebbero stati commessi. Così come tutti i reati commessi dall’ex rettore Ferdinando Di Orio, nell’Università dell’Aquila, ma questo è un altro discorso che continueremo prossimamente.
Peppe Vespa
Il pungiglione
Taccuino
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