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UNA PAROLA DI MATTARELLA SU GIUSTIZIA E LEGALITA’, NON E’ ARRIVATA
stampa pagina 16 novembre 2015
Non era l’inaugurazione dell’anno giudiziario, ma il capo dello Stato Sergio Mattarella, intervenuto all’intitolazione dell’Aula Magna del Tribunale dell’Aquila ad Antonio Villani, non ha detto quella parola sulla giustizia nel post sisma che in molti attendevano e speravano. Dopo aver deposto una corona alla Casa dello Studente nella mattinata, inaugurato l’anno accademico all’Università e visitato Onna, ha probabilmente accettato di presenziare nel pomeriggio al Tribunale, ma ha ascoltato gli interventi delle autorità, ultimo quello del suo vice al Csm Legnini, ed ha lasciato la città. Non credo che il prefetto Alecci, nella sua durezza verso una comunità, di certo non tutta, corrotta nel post sisma, abbia esagerato, neanche quando ha affermato che le qualità morali del pre sisma sono sfumate nello spartiacque del terremoto, volendo perciò dimostrare alla parte sana della città, con i vertici dell’antimafia, che la porteranno fuori dalla situazione “molto negativa” che la caratterizza. Ecco a questo grido lanciato venerdì scorso da Alecci, ci aspettavamo un segnale dallo Stato, dal capo dello Stato, che invece non è arrivato. A sette anni dal sisma ormai, registrare come un successo l’inaugurazione del primo lotto del Tribunale è esagerato, manca il secondo, il parcheggio, la Corte d’Appello ed anche a voler essere ottimisti e va benissimo, a voler far passare “la cerimonia di alto significato istituzionale” per dirla con le parole del presidente Schirò, quindi impermeabile a qualsiasi fuori programma, la mancanza di un messaggio del Capo dello Stato s’è sentita, di richiamo alla comunità e alla sede giudiziaria ad un ferreo senso di giustizia e legalità che sembrano vacillare. Anche Trifuoggi, ex magistrato e vice sindaco s’era stupito dell’indifferenza con cui la comunità recepisce la corruzione che pure il procuratore capo Cardella limita a pochi casi, ed è intorno a questi pochi casi che ha richiamato l’attenzione del capo dello Stato a “regole precise e vincolanti sulla ricostruzione privata”, appello lanciato più o meno unanimemente, senza però lasciar emergere quella sete di giustizia e di trasparenza che vuole la città e la parte sana della comunità, che invece il prefetto Alecci ha pienamente colto. Centinaia di persone hanno perso familiari ed amici in quella terribile notte, sperano oggi nella giustizia anche verso quello Stato che una settimana prima della tremenda scossa, li rassicurò per pura opportunità mediatica, per bocca della Commissione Grandi rischi, sulle responsabilità della quale si pronuncerà in settimana la Cassazione. Si vorrebbe uno squarcio sui silenzi e le ombre che avvolgono le indagini per corruzione riguardanti la politica e le imprese, oltre che su una gestione tutt’altro che trasparente, sempre più avvolta in modalità opache di troppi amministratori, che non possono essere ridotte alla ricostruzione privata. Avremmo voluto un richiamo del capo dello Stato ai doveri del potere giudiziario innanzitutto a servizio della collettività ed invece c’è un muro dal quale quel potere, spesso sovrasta la parte sana della comunità, abbandonata allo sconforto per ruberie e gestioni oscure di cui si vergogna. Quella parola da Mattarella non è arrivata e chi sa se capiterà ancora una seconda opportunità.
Alessandra Cococcetta
Il pungiglione
Taccuino
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