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ORMAI È UFFICIALE: INDAGATO IL SINDACO CIALENTE
stampa pagina 27 novembre 2015
Sarebbe stato facile per me sparare a zero “sul nostro”, ma non ho voluto farlo. Lo ha fatto lui, il sindaco Cialente, sinora immune perché protetto dalla magistratura aquilana.
“Rendo noto che questa mattina mi è stata recapitata una richiesta di proroga di indagini preliminari su una vicenda di cui non sono a conoscenza. Ne do comunicazione, in nome della trasparenza e prima che si scateni il battage mediatico”. È quanto ha scritto il sindaco dell’Aquila Massimo Cialente e nulla più. Avrebbe potuto, Cialente, rendere nota l’ipotesi di reato e se effettivamente con lui, sarebbero stati raggiunti da identica “comunicazione” altri due “coimputati” i cui nomi sono tuttora ignoti. La tanto sventolata trasparenza di Cialente si risolve nell’ennesima cialentata cui siamo da sempre abituati.
Della cosa, sembrerebbe, se ne sia parlato in una riunione/pranzo fugace “a volo” tenuta oggi nei locali de “La Fenice”, presenti il Presidente Luciano D’Alfonso con il suo clan, Zizzetto Lolli, lo stesso Cialente, Pierpaolo Pietrucci ed altri esponenti di partito che contano.
Tutti lo negano, ma s’è anche parlato, non poteva essere diversamente, della notifica di “prosecuzione delle indagini” nei confronti del Sindaco Cialente e delle eventuali sue dimissioni, anche per coerenza della forzatura fatta nei confronti dell’ex vicesindaco Riga, non appena gli fu notificato il famoso avviso di garanzia, per l’inchiesta Do ut des, per il quale fu costretto a dimettersi ancor prima di poter dimostrare la propria innocenza.
È azzardato parlare di ipotesi di reato, facendolo si tirerebbe ad indovinare. Avrebbe dovuto farlo Cialente, ma come al solito “tira il sasso e nasconde la mano”, tentando di tenere sotto controllo una bomba che di sicuro detonerà. E comunque la questione morale vale solo per gli altri. Ma una cosa è certa, abbiamo finalmente la conferma ufficiale che Cialente è stato iscritto nel registro degli indagati, il che è come fosse un avviso di garanzia per un operato la cui trasparenza è tutta da capire, anche perché Cialente comincia a guardarsi le spalle, e non proprio dalle forze dell’ordine, se è vero com’è vero che prima di rientrare in possesso della sua auto “rubata”, ha chiesto ai Carabinieri che fosse disinfestata da eventuali cimici. Come a dire so che mi ascoltano, ma non è la legge. Possiamo finalmente dire che “esiste un giudice a Berlino”. Staremo a vedere.
Peppe Vespa
Il pungiglione
Taccuino
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