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Non credo che L’Aquila sia una città di forcaioli…

ANCHE SE MEZZA AMMINISTRAZIONE E’ INDAGATA


stampa pagina 1 dicembre 2015

Benedetti, Cialente e Pirozzolo

Non credo che L’Aquila sia una città di forcaioli che non aspettano altro di vedere il pendaglio di Cialente appeso da qualche parte, tornerei quindi ai fatti, al netto di ogni valutazione politica, come quelle di ieri del presidente Carlo Benedetti, tendenti a sminuire fatti gravi. Massimo Cialente è indagato, dice Benedetti, per abuso d’ufficio, e non è che il reato di corruzione per cui era indagato Roberto Riga, che si dimise, fosse peggiore, perché se così fosse non si capisce come mai un ente, che si dice ferreo sulla correttezza di ogni suo atto amministrativo, possa tollerare al proprio vertice un indagato per corruzione, il segretario generale Carlo Pirozzolo. Come dire che la corruzione è peggio dell’abuso d’ufficio, però poi c’è sempre corruzione e corruzione. Abbiamo un Sindaco indagato, e su quelle indagini, lo ricorderà bene anche il presidente Benedetti, non è caduta la mannaia di una transazione capestro sulla metro, perché bloccata dalla politica, prima che si consumasse. L’avrebbero chiusa con il benestare dell’ex magistrato Nicola Trifuoggi, per 6milioni di euro, con la compiacenza del segretario Pirozzolo, ancor prima che si definissero i giudizi pendenti in corso che la riguardavano. Quella transazione, su cui la Procura aprì un fascicolo, sarebbe intimamente legata, anche secondo lo stesso Cialente, ai lavori della casa su cui s’indaga, e l’unico motivo per cui la Procura non avrebbe potuto di più è perché la transazione non s’è quagliata, proprio per il timore dell’inchiesta aperta. Ed è tutto desumibile dagli atti della commissione bilancio. Non sminuirei quindi la questione, usando chi, pregusterebbe chi sa quali disastri giudiziari o giocherebbe politicamente sporco contro Cialente, atteniamoci ai fatti. Fatti riportati ed anticipati da un giornalino sicuramente adeguato a raccontare una politica più che piccola, quale quella aquilana, che forse dovrebbe fare qualche bilancio in più sul proprio operato e qualche parola in meno, anziché sminuire e sezionare, per poi eliminare, tutto quello che le accade e non le aggrada. Cialente è indagato per abuso d’ufficio, dice Benedetti, ha una condanna per danno erariale per la mala gestione del Progetto case e con lui, sono stati condannati gli assessori Alfredo Moroni e Fabio Pelini, con la dirigente incaricata Patrizia Del Principe, poi travolta dall’inchiesta per corruzione, con il segretario Pirozzolo, a tutt’oggi indagato per corruzione. Ed anzi, l’unico motivo per cui non è stato sospeso è perché non è stato ritenuto pericoloso, quando invece la Corte Costituzionale ha sancito la pericolosità del reato. Tre quarti della dirigenza comunale è indagata e con essa tecnici e funzionari, ma la politica ha sempre da sminuire, da rimpallare su una stampa poco all’altezza, loro lo sono sempre, o su una magistratura brava e capace solo se persegue i cattivi, mentre i buoni, sempre loro, sono comunque quelli che hanno indagini deboli, sgonfiate nei fatti, montate ad arte da qualcuno. Perfino la condanna della Corte dei Conti, da questa politica è stata presa con il consueto spregio, “la montagna ha partorito un topolino”, ebbero a commentare con il solito disprezzo verso chiunque li critichi, fosse anche la magistratura che li condanna. Parliamo peraltro del vice procuratore della Corte dei Conti, Roberto Leoni, che ha fatto appello contro quella sentenza “morbida” e che definì la gestione del Progetto case “indecente” ed anzi la parola indecente per Leoni, cioè lo Stato, era “gentile e riguardosa”, rispetto alla brutta verità dei fatti. Politica, vertici amministrativi e dirigenziali e funzionari sono sotto inchiesta e non un amministratore ha voluto fare una parola di meno, sempre a sminuire, ridimensionare, sbugiardare, censurare e oscurare, la politica deve tornare al proprio posto e ai propri compiti cominciando a fare bilanci su quanto ha prodotto in questi anni. Il resto lo lascino alla stampa, ai giornalini e alla magistratura, questione di ruoli, da ristabilire con somma urgenza.


Alessandra Cococcetta




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