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DUE INCHIESTE…AL PREZZO DI UNA ANCHE CIALENTE HA…IL SUO “COMPAGNO G”
stampa pagina 2 dicembre 2015
La proroga delle indagini nei confronti “dell’imputato Cialente” sta diventando sempre più un fenomeno paranormale. Alcuni dicono che esiste (noi con loro), altri, come l’avv. Carlo Benedetti, prima sminuiscono e poi dicono che tutto finirà in una bolla di sapone, altri ancora, come il sindaco Cialente, dicono che in effetti è stata recapitata ma “non si capirebbe bene di cosa si tratta”.
Ed invece “la cosa” è chiarissima come è chiaro che Cialente Pinocchio, ed il suo avvocato di fiducia Carlo Benedetti stiano facendo i pesci in barile, sperando che proroga su proroga il tutto cada nel dimenticatoio o vada in prescrizione. Ed ancora, non si tratta di “abuso d’ufficio” come dice in giro Benedetti (che pure per un amministratore è un reato grave), ma di reati ben più gravi, in due distinti procedimenti, l’uno in cui i tre coimputati sono indagati per un episodio di tentata concussione avvenuto nel 2014, il secondo per corruzione nel quale Iannini e Ruggeri sarebbero i corruttori ed il sindaco Cialente sarebbe il corrotto.
Anche in questo caso i soliti due pesi e due misure della magistratura aquilana in quanto l’ex vicesindaco Riga, per gli stessi reati è finito agli arresti domiciliari nel mentre per Cialente, ancora si è alla proroga delle indagini.
Le due indagini, distinte nettamente tra di loro, trarrebbero origine da due fatti: il primo parte da una “cartella pazza” conseguente ad una cervellotica decisione dell’amministrazione comunale (lo scrivemmo nel luglio del 2014) e del Nucleo Industriale di tassare l’intera area degli stabilimenti industriali come se si trattasse di aree interamente produttive e la seconda per la nota vicenda dei lavori eseguiti nella casa di Cialente legata alla famosa transazione di sei milioni di euro per la Metropolitana di superficie.
I nostri lettori ricorderanno che per la famosa cartella pazza di circa 600milioni, della ZIACA di Eliseo Iannini, Cialente scrisse una lettera ad Equitalia per sospendere la cartella; la lettera fu inviata da Cialente anche alla Procura della Repubblica accusando la dirigenza comunale di aver “nascosto” gli atti inerenti.
Sembrerebbe comunque che il Tar abbia dato ragione all’imprenditore Iannini che avrebbe visto ridimensionare sensibilmente la somma da pagare ad 80mila euro.
Sin qui, nulla di nuovo…o quasi. Ma se al duo Cialente/Iannini, la Magistratura e la Gdf legano il nome di Piergiorgio Ruggeri, la cosa puzza di bruciato lontano un miglio ed è il caso di drizzare le orecchie. Perché è ritenuto il “cassiere” del Pd, in particolare nelle campagne elettorali di Cialente, Lolli e Pezzopane. Come il più famoso Primo Greganti (più noto come “il compagno G”) era legato al Pd nazionale ed è poi incappato nelle inchieste di tangentopoli e di Expo di Milano.
Ed allora? Caro Massimo, caro Cialente, caro sindaco e caro Carlo, caro Benedetti, caro avvocato, c’è poco da esultare e da sminuire; perché se le cose stanno così come prudentemente appaiono, sono cazzi amari per Cialente e per il Pd e se veramente esiste “la questione morale”, Cialente dovrebbe immediatamente dare le sue dimissioni oppure il rottamatore/rinnovatore Matteo Renzi dovrebbe subito richiederle.
Peppe Vespa
Il pungiglione
Taccuino
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