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AUTOPARCO COMUNALE, FINALMENTE IL SEQUESTRO DELLA FORESTALE
stampa pagina 1 febbraio 2016
Il Corpo forestale dello Stato, su mandato della Procura della Repubblica a firma della sostituta procuratrice Roberta D’Avolio, ha sequestrato qualche giorno fa una parte della struttura adibita ad Autoparco comunale in via Rocco Carabba all’Aquila. Un vero e proprio immondezzaio dove si accatasta di tutto, dai pc ad abiti dismessi. Strano che non abbiano buttato un occhio anche al resto, dove in locali ufficialmente inagibili, l’amministrazione comunale stocca sale e asfalto in spregio di qualsiasi norma sulla sicurezza. E guai ad avvicinarsi. Alcuni dipendenti ancora al lavoro nei container, ci hanno accusato di avere qualche mandante che ci avrebbe inviato per scoperchiare il pentolone che dovrebbe invece rimanere segreto, come da quasi trent’anni ormai, nella più totale inerzia pubblica. Nel 2008 la nostra prima inchiesta, quando l’amministrazione Cialente avrebbe dovuto trovare tra le pieghe del bilancio 200mila euro, per adeguare la struttura alle vigenti norme di sicurezza, prevenzione incendi ed igienico ambientali, altrimenti la Asl avrebbe posto i sigilli al sito, tanto era mal messo e mal tenuto. La Asl aveva appena fatto un sopralluogo a seguito del quale o il Comune avrebbe ottemperato alle naturali prescrizioni oppure avrebbe visto la chiusura di quegli edifici, dove continuano a circolare comunque i mezzi comunali. A parte qualche piccolo intervento di ordinaria manutenzione, non è mai stato fatto nulla nell’Autoparco se non il collettore fognario a cui hanno messo mano nel 2000, dal 1988. Poi ancora vent’anni di buio. A qualche dipendente ancora nei container, non interessa di non avere servizi igienici a norma, di respirare polveri e sostanze non meglio classificate, derivanti dal fatto che lì ammassano tutto quanto viene dismesso sul suolo comunale. Anche nel 2012 denunciammo che l’Autoparco restasse di fatto una discarica, dove fotografammo materiale ferroso, resti di demolizioni, vecchi frigoriferi, pc, reti per materassi accatastate, serbatoi arrugginiti e pareti di cartongesso demolite. Finalmente le Guardie Forestali e il sequestro. Stupisce l’atteggiamento di chiusura dei dipendenti che hanno impedito l’ingresso nel sito tentando di negare l’evidenza. Dalle nostre foto di allora non è cambiato nulla, anzi è tutto peggiorato. Un sito tirato su tra falde acquifere, che all’insediamento del primo Cialente avrebbe dovuto essere posto in vendita e su cui oggi vorrebbero realizzare la sede unica comunale, per la quale lo Stato, ha reso disponibili 35milioni di euro.
Alessandra Cococcetta
Il pungiglione
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