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LA QUARTA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE, IN UNA CITTA’ COME L’AQUILA
stampa pagina 2 febbraio 2016
Viviamo nella quarta rivoluzione industriale, quella per cui anche gli oggetti acquisiranno un ruolo, automobili, piazze, case, ospedali, e qualsiasi cosa in generale potrebbe parlare presto della vita di una persona, e se messe insieme in rete e connesse ad altre informazioni, potranno perfino prendere le decisioni più appropriate per quella stessa persona. E’ un nuovo immenso mercato, per la Spee guidata da Luciano Ardingo, che porterebbe secondo l’Università di Boston un impatto economico di 15mila miliardi di dollari nel prossimo quinquennio, per una fetta di mercato tutta da esplorare, non essendo il 99.4% degli oggetti fisici ancora connesso. E’ chiaro che la Spee fa impresa, e se è riuscita ad andare su Repubblica ed Affari e Finanza per essere una delle aziende italiane più accreditate nella sicurezza delle persone, dei beni e dell’ambiente, all’Aquila ancora non trova interlocutori pubblici e privati per cercare d’innovare la città in cui opera. Il mercato del lavoro sta cambiando radicalmente, l’occupazione sempre più a rischio muore, mentre il cratere ed il capoluogo non colgono ancora le opportunità delle città e borghi intelligenti. Avrebbero infatti risorse ed opportunità per fare investimenti nuovi e creare crescita, ma di linguaggi innovativi non se ne riesce parlare. “Le iniziative per le smart city sono disarticolate”, leggiamo sul sito Spee, mentre il premio Smau Milano 2015, che ha ricevuto lo scorso ottobre il Comune dell’Aquila, con le 19 colonnine già predisposte per la ricarica di mezzi elettrici in centro storico, non cambia affatto una città che per mobilità sostenibile, precipita negli ultimi posti tra le 50 città italiane più importanti. Gli annunci continuano ad andare forte ma resta indietro la realtà, dove i decisori pubblici e privati, l’Università, i centri di ricerca e di eccellenza del territorio, vanno ognuno per proprio conto, senza condividere strategie innovative che possano cambiare l’intera comunità che invecchia. La Spee nella nota diffusa cerca interlocutori pubblici ed alleanze tra i diversi attori, oltre ad una diversa capacità di ascolto da parte della politica che invece pare ignorare certe realtà. Come non punta ad una maggiore competitività dei nuclei industriali locali, nei quali manca banda larga e metano, ed ancora non abbandona vecchie logiche industriali, per cui il post sisma dovrebbe ancora portare migliaia di addetti in settori obsoleti. La realtà è che anche progetti innovativi e smart, sostenuti da risorse pubbliche, hanno avuto poca presa perfino sui giovani, manca una cultura nuova e diversi approcci che diano spazio a realtà più grandi come la Spee e a quelle più piccole che vogliano creare. Se L’Aquila non aprirà presto un confronto, l’idea di un futuro resterà solo negli studi delle università di Boston ed Oxford e tra le mura delle aziende che hanno voglia di fare.
Ale.c.
Il pungiglione
Taccuino
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