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SOTTOSERVIZI, LA POLITICA E’ ARRIVATA AL CAPOLINEA
stampa pagina 10 febbraio 2016
Sui sottoservizi in centro storico partirei da un dato: il Consiglio comunale non ha mai approvato un atto che li riguardasse e non ha mai dato indirizzi perché i lavori di scavo fossero raccordati a quelli di riqualificazione dei palazzi. Non ha mai messo becco sui tempi. Denunciammo a dicembre il fatto che fossero già conclusi intorno a Palazzo Margherita, senza pianificare la messa in sicurezza della Torre, per la quale uno studio dell’Università dell’Aquila aveva previsto dei tiranti per la staticità che non si potranno più impiantare se non dall’interno e non è detto che si possa fare. La gran parte dei palazzi antichi del centro non ha le fondamenta, là dove è deciso di fare delle sottofondazioni, se arrivassero prima i tunnel intelligenti, sarà impossibile rinforzare le fondamenta perché non si potrà più scavare. Sono anni che denunciamo la mancanza di raccordo e di pianificazione tra il settore della ricostruzione pubblica e privata con i cantieri dei sottoservizi, un tavolo non lo ha mai chiesto nessuno, i consiglieri comunali hanno lasciato fare, ha lasciato correre il Sindaco e chiunque avrebbe dovuto tenere le redini del cronoprogramma, che in realtà non hanno mai votato in Aula, non ha mai voluto sapere di più. Oggi, in pre campagna elettorale, diventa l’ultima spiaggia per dire qualcosa alla gente, stanno parlando tutti, per portare l’acqua dell’elettorato ognuno al proprio mulino, mentre i commercianti ed esercenti, completamente soli, fanno l’impossibile per sopravvivere in centro storico. Mai un impegno normativo concreto per incentivi fiscali, per calmierare i fitti o per consentire un rientro immediato nei locali commerciali del centro, che un sopralluogo tecnico nell’estate del 2009, da parte della Confcommercio, stabilì per la gran parte per niente danneggiati. Quando arrivò Aielli, sui sottoservizi trovò una specie di spezzatino di lavori da affidare, con cui la politica avrebbe dovuto “accontentare” più attori, anche allora non una voce contro mosse sotterranee ordite solo per favorire il business. Il top, il “rilancio” dell’idea dei tunnel intelligenti oggi, come prospettiva di rinascita della città da parte dei papaveri del Pd, quando per loro smart city non è altro che una delega assessorile, non hanno mai sollecitato un cambio di rotta nel traffico o una mobilità sostenibile se non con note stampa, accettabili solo quando non si amministra. Il guaio è che sono loro ad amministrare e se in sette anni non hanno impostato ancora nulla, bisognerà pure che qualcuno faccia una piccola autocritica di fine mandato.
Alessandra Cococcetta
Il pungiglione
Taccuino
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